Nigeriana soccorsa in strada con feto morto chiuso in una busta: indagata

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E' indagata per procurato aborto la donna che è stata soccorsa ieri al policlinico Casilino dove ha portato con sè un feto all'interno di una busta di plastica.

Secondo quanto riferito dai suoi legali, gli avvocati Gianluca Arrighi ed Emanuela Santarelli, sarebbe stata la donna, una nigeriana di 27 anni, a presentarsi presso la struttura ospedaliera nel pomeriggio di ieri dove è stata ricoverata d'urgenza nel reparto di ginecologia.

I medici, da un primo esame obiettivo, ritengono che il feto fosse di circa venti settimane. Questa mattina il pm Maria Sabina Calabretta, alla presenza dell'avvocato Gianluca Arrighi, ha conferito al medico legale, dottor Gianluca Marella dell'Università di Tor Vergata, lo svolgimento dell'autopsia perchè chiarisca "attraverso l'esame esterno e attraverso l'esame necroscopico del feto, l'epoca, le cause ed i mezzo che hanno provocato il decesso del feto". Il consulente potrà anche acquisire la cartella clinica e prelevare "i relativi liquidi biologici e dei visceri per i successivi esami istologici e di laboratorio". Non si esclude che l'ipotesi di reato possa in seguito aggravarsi in infanticidio.

"E' una vicenda molto delicata che pone diverse problematiche etiche e giuridiche. L'accertamento tecnico disposto dal pubblico ministero va anche nell'interesse della signora – ha affermato l'avvocato Arrighi – e qualora, come credo, dovesse essere confermata la contestazione di procurato aborto, la pena che in questo caso la legge prevede per la donna è davvero minima e limitata ad una multa".

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