Rifiuti, i segreti di Roncigliano

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Ennesimo capitolo della saga infinita di Roncigliano. Un paio di giorni fa il presidente dell’Acea Cremonesi ha gettato acqua sul fuoco in merito alla pericolosità dell’impianto di Albano, catalogandolo «non nocivo per la salute e la qualità dell'aria», assicurando che «le emissioni saranno monitorate da cittadini, istituti specializzati e università” e sostenendo “la massima garanzia del rispetto ambientale».

Dichiarazioni, che hanno suscitato la secca replica del referente No inc Castri: «Il presidente Cremonesi pensi piuttosto all’acqua dei Castelli, che dal 2005 ha percentuali di arsenico e fluoro oltre i limiti di legge. Inoltre le schede tecniche dell’inceneritore di Albano dimostrano che l’impianto produrrà diossine, furani, ossidi di zolfo, nanoparticelle dannose per salute umana e ambiente». Queste le due posizioni, quelle del “si” e del “no” al termovalorizzatore. Ma le carte cosa dicono? Sono stati commissionati, recentemente, 2 studi di valutazione epidemiologici relativi allo stato di salute della popolazione residente nella zona di Roncigliano. Il primo studio, del 2008, è quello utilizzato dalla Asl RM-H per elaborare i 3 famosi pareri igienico-sanitari di totale contrarietà all’inceneritore dei Castelli Romani ed all’ampliamento della discarica di Albano.

«E’ proprio in questo momento – attacca con la sua verità Castri – che intervenne il presidente Marrazzo che commissionò alla Asl RM-E un nuovo studio epidemiologico, più recente, che rendesse inoffensivo il parere della Asl RmH per ottenere le autorizzazioni per realizzare l’impianto». Il secondo, per l’appunto, è del gennaio 2010. I due documenti, derivati dall’analisi del Dipartimento di Epidemiologia Asl RmE, racchiudono “parametri” strutturali diversificati. Diversa per esempio è la selezione della popolazione: nella valutazione del 2010, a differenza di quella del 2008, si è considerata una “coorte di soggetti” con residenza “in un’area di 5 km dal perimetro della discarica di Albano”, suddivise in fasce di esposizione da una distanza crescente dal medesimo perimetro.

«Nello studio del 2010, incredibilmente, l’allora direttore del dipartimento di Epidemiologia della Asl RM-E da una parte diede il via libera alla realizzazione dell’inceneritore e all’ampliamento della discarica, rassicurando i dirigenti della Regione, dall’altra evidenziava un eccesso di mortalità per malattie respiratorie e polmonari croniche negli uomini del 35% e 43% più alti rispetto alla media regionale: ma qual è la verità? Servirebbe, a mio avviso, – dice Castri – un nuovo studio epidemiologico realizzato correttamente. L’analisi del 2010 manca di requisiti fondamentali previsti da norme scientifiche come l'esame delle caratteristiche dei nati e l'esame dei ricoveri ospedalieri».

Requisiti, quest’ultimi, presenti nello studio epidemiologico del 2008, che valutava invece le condizioni di salute della popolazione residente “solo” nel Comune di Albano. Con risultati più preoccupanti: «In tal senso – dice l’ex direttore del dipartimento prevenzione Asl RmH Messineo – lo studio del 2008 risulta valido e rispetta i criteri di precauzione, partendo da un’ipotesi più pessimistica: nell’ambito scientifico infatti quello che conta è l’applicazione del criterio suddetto, ossia fare la stima più nera per capire quello che può succedere. Se la stima la faccio rosea non uso il criterio di precauzione ma uso un criterio di tipo economico. Che è diverso…». E il giudizio sulla valutazione del 2008? «Non mi pronuncio…non capisco perché si sia dovuto ricorrere a questo studio, quando il primo era sufficiente».

Marco Montini