Terremoto ai Castelli: paura in strada

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La terra ha tremato nella provincia di Roma. Ieri pomeriggio, intorno alle 17.15, una scossa di terremoto di magnitudo 3.5 ha colpito i Castelli Romani e la zona sud-est della Capitale. L’epicentro è stato localizzato nel distretto sismico Monti Cornicolani-Aniene, a circa dieci chilometri di profondità, precisamente tra Pantano Borghese, Finocchio e Valle Martella.

In superficie la scarica è stata avvertita in maniera nitida a Monte Compatri, Monte Porzio e Colonna ma ha interessato anche gli altri comuni dei Colli Albani, da Genzano a Zagarolo, da Rocca Priora a Velletri arrivando fino a Roma, dove i palazzi hanno tremato per otto interminabili secondi. Nelle zone di Anagnina, Nomentana, San Giovanni, Fidene e Garbatella la gente è scesa in strada in preda al panico, lo stesso è accaduto all’Eur e sulla Casilina.

«Abbiamo sentito un grosso boato e poi la casa ha iniziato a tremare – racconta una residente di via Biancavilla – così siamo scappati». C’è chi ha sentito il terremoto anche a Trastevere, in pieno centro, chi invece ne minimizza la portata, forse solo per evitare allarmismi. Ai Castelli, però, la paura è ancora palpabile. In soli dieci minuti sono arrivate più di 100 chiamate alla sala operativa dei vigili del fuoco da parte di persone spaventate, che non volevano più far ritorno nelle loro case. Tra loro, anche chi cercava di capire se quella avvertita ieri pomeriggio potesse essere una scossa isolata o fosse destinata ad avere altre “sorelle”, magari di potenza maggiore. Perché al momento, dopo le prime perlustrazioni effettuate dalla protezione civile e dalla polizia locale nei comuni maggiormente esposti alla scarica sismica, anche attraverso l’ausilio degli elicotteri, non si registrano danni a cose o persone ma è naturale che il pensiero, da parte della popolazione, corra a quanto accaduto di recente in Emilia Romagna. La presidente Renata Polverini, immediatamente informata dell’accaduto, ha dichiarato: «Siamo pronti a intervenire per qualsiasi evenienza». La speranza è che non servano aiuti, né oggi né nei giorni a venire.

Diego Cappelli