Elettrosmog, «Ho vinto la mia battaglia»

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Cadere per poi rialzarsi, ammalarsi per poi guarire, l’inferno prima e il paradiso poi. Un incredibile scorcio di vita, quello di Agnese Rollo, trentacinquenne residente a due passi dalle onde killer di Radio Vaticana. Lei, cesanese doc, ce l’ha fatta, ha sconfitto il linfoma di Hodgkin quando di anni ne aveva appena 24. La vittoria più bella contro l’avversario più forte.

Un destino meno beffardo di tanti suoi concittadini, deceduti in questi anni a causa di linfomi, leucemie e altre forme di neoplasie. E anch’essi abitanti, come Agnese, a pochissime centinaia di metri dai mega antennoni di Santa Maria Galeria, in una zona dove, stando alla perizia epidemiologica 2010, relativa al 1997-2003, ci sarebbe “un fattore di rischio di malattia 6 volte superiore al valore atteso oltre i 12 km”. In parole povere Formello, Campagnano di Roma, Anguillara, XX e XIX municipio.

Agnese, dunque, ha vinto la battaglia più tosta ma ne ha passate di tutti i colori da quel lontano gennaio 2001 quando iniziò ad avere febbre alta, prurito e una improvvisa pleurite, che le impediva di respirare. Portata d'urgenza al policlinico Umberto I, tra tiraggio del midollo e biopsia le fu diagnosticato un linfoma di Hodgkin. Da quel giorno la sua vita cambiò: «Mentre iniziavo a prendere familiarità con questo male – racconta – non ho pensato alla causa, poi però una sera in tv vedo facce note. Erano i miei vicini di casa che parlavano della perdita di un figlio, morto per leucemia qualche anno prima. Ricordo ancora le parole dell'infermiere: “Beh in effetti qui all'Umberto I di casi simili e di pazienti residenti nella tua zona ne abbiamo parecchi”. Alla sua affermazione mi si è gelato il sangue». In quel frangente scattò qualcosa nel cervello di Agnese: il bisogno di capire se tra le ragioni della sua malattia, ci fosse una connessione con l’inquinamento elettromagnetico delle onde di Radio Vaticana: «I dottori tendevano a precisarmi che le cause erano ancora sconosciute ma che alcuni fattori fisici e ambientali potevano incidere. Inoltre mi rendevo conto che il consiglio che mi veniva dato era sempre lo stesso: andare a vivere altrove». Quelle mezze risposte, seppur frammentarie e non esaustive, le fecero pensare che qualche nesso poteva esserci con l'impianto radio di Santa Maria Galeria. Ma per Agnese era ancora il momento di lottare, di sconfiggere il linfoma. Missione compiuta nell’autunno 2001: «A settembre anche se poi ho dovuto attendere 6-7 anni, prima di definirmi totalmente guarita».

Il 2001 fu quindi un anno fondamentale per lei, ma non solo visto che un’intera comunità (quella di Cesano in particolare) cominciava a prendere consapevolezza del delicato contesto elettromagnetico in cui viveva. Consapevolezza sfociata nella nascita del “Comitato Bambini senza Onde”: «Nel 2000 due genitori al reparto di Ematologia dell'Umberto I, dove erano in cura le loro bambine – afferma Agnese – si resero conto di quanti piccoli ricoverati venissero dalle nostre zone e che ci dovesse essere qualcosa di forte tanto da causare leucemie. In quegli anni si parlava del disturbo nei citofoni e delle interferenze delle trasmissioni di Radio Vaticana e credo che la possibile associazione sia stata quasi automatica. Poi è iniziato un procedimento giudiziario nei confronti di Radio Vaticana, conclusosi, il 24 febbraio 2011, in via definitiva in Cassazione con la condanna dei due responsabili della radio (reato in prescrizione).

Dieci anni di sensibilizzazione per il Comitato, che ha manifestato in svariate occasioni la pericolosità delle 33 antenne dell’impianto di Santa Maria Galeria. Sensibilizzazione cresciuta in questi due anni, in seguito ai continui decessi per neoplasie e ai risultati-scandalo dello studio epidemiologico 2010. Il resto è storia dei giorni nostri: «Oramai – dicono dal comitato – raccogliamo una decina di cartelle cliniche al mese con le medesime patologie: linfomi, mielomi e leucemie (40 casi negli ultimi 18 mesi). Questo con il compito di protocollarle al Pm che si occupa della questione in sede penale. I responsabili di Radio Vaticana sono indagati per “omicidio colposo e lesioni gravi” e nell’ambito di tale indagine preliminare cerchiamo di portare dati per mettere pressione al Pm che dovrà decidere se far aprire il processo e rinviarli così a giudizio o archiviare tutto».

Marco Montini