«Attese infinite dei bus, è proprio vero»

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Gentile Direttore,

  ho appena letto il Suo articolo “Atac in ferie, i romani restano a piedi” e mi sono ritrovata, mio malgrado, a condividere ogni singola virgola. La mia esperienza quotidiana di abbonata Atac che usufruisce dei mezzi pubblici è a dir poco avvilente. Non passa giornata senza che si verifichi una qualche soppressione di corsa o, se siamo fortunate, un consistente ritardo. In certe giornate è più facile vedere un’apparizione della Madonna che il fantomatico 30 da Lei menzionato.

Questa mattina, ho atteso che passasse dalle 9.27 alle 10.00. Poi, non potendo più aspettare, ho optato per il 715 e una lunga camminata. A volte non passa nemmeno il 715 e la camminata si trasforma in pellegrinaggio. Nelle mie condizioni, oggi, c’erano una signora di mezza età, una più giovane e un signore anziano che si sono lamentati col conducente per questi ritardi continui. L’autista Atac si è giustificato dicendo che c’era stato un incidente in centro. Ma aveva l’aria del bambino che si giustifica con la maestra con la scusa del cane che gli ha mangiato il compito. Io ho sorriso. Ma era un sorriso amaro. I ritardi sono drammaticamente frequenti. Le poche vetture che passano sembrano carri bestiame con noi passeggeri stipati gli uni sugli altri come sardine. Nervosismi e malumori sono all’ordine del giorno e sfociano spesso in accese discussioni tra di noi e con i conducenti, incolpevoli per questa situazione indegna di una capitale europea.

Pago un abbonamento mensile che, mio malgrado, ho visto aumentare da 30 a 35 euro. Forse per il nostro sindaco quella cifra è una bazzecola ma non lo è per me. Vorrei sapere quindi dove vanno a finire i miei soldi, visto che i servizi peggiorano anziché migliorare. È chiedere tanto?

Cordiali saluti,
Paola Carducci