Tagli, non si placa la protest.a Lunedì sit in a Palombara

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«Non dobbiamo commettere l’errore di considerare persa la partita e il SS Gonfalone ormai prossimo alla chiusura». Lo afferma il sindaco Alessandri, quanto mai deciso a non recedere dalla mobilitazione in favore del pieno mantenimento dei servizi sanitari del nosocomio eretino.

«Percepisco tra i cittadini – continua il sindaco – un certo scoramento nei confronti di questa vicenda, certamente comprensibile ma pure inopportuno. Il danno più grande che possiamo fare ora all’ospedale è quello di rinunciare ad accedere ai suoi servizi, anche perché questo non farebbe altro che alterare i dati sulla sua funzionalità, ad esclusivo vantaggio delle tesi, altrimenti infondate, che lo vorrebbero scarsamente produttivo». Riguardo le disfunzioni registrate nelle scorse settimane, segnatamente quelle riguardanti il laboratorio analisi, la copertura della turnazione del servizio del Pronto soccorso e la diminuzione del personale del punto nascite, il sindaco ha inviato una richiesta urgente di chiarimenti e rassicurazioni al direttore generale della Asl Brizioli.

«Ma in ogni caso – insiste – l’ospedale resta funzionante ed è bene che i cittadini ne siano consapevoli». Continua intanto la mobilitazione in difesa della sanità territoriale. Lunedì 23 una rappresentanza dell’Amministrazione comunale parteciperà all’iniziativa in favore dell’ospedale di Palombara. «Mi sto attivando – conclude Alessandri – affinché sia presto convocata una conferenza dei sindaci dei Comuni della Asl con l’obiettivo di ragionare sul futuro della sanità nel nostro territorio. Una chiusura degli ospedali, come ad esempio il nostro, significherebbe un inaccettabile immiserimento dei servizi. Nel caso specifico, considerando anche il rischio per l’ospedale di Bracciano fin qui scongiurato solo grazie alle sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, equivarrebbe a cancellare ogni presidio sanitario in un territorio enorme, da Civitavecchia a Tivoli. Basta questa sola considerazione ad evidenziare quanto grave diventerebbe la situazione, senza considerare che gli ospedali romani, comunque sempre difficilmente raggiungibili soprattutto in caso di emergenza, dovrebbero fare i conti con un insostenibile aumento della domanda d’assistenza, tutte quelle migliaia di cittadini a cui sarebbe stata preclusa la prossimità di fruizione dei servizi sanitari. Se questo è ciò che in Regione si ha in animo di realizzare, che almeno si smetta di parlare di razionalizzazione della sanità: non sarebbe una razionalizzazione ma una completa soppressione».

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