Elettrodotto, il Tar dice sì ai lavori

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E' una "storia sbagliata", per dirla alla De Andrè, quella dell'elettrodotto ferroviario di Tivoli, segnata dalla confusione e dallo scontro tutto istituzionale. Di fronte la Società Rete ferroviaria italiana- RFI S.p.a. e il Comune di Tivoli. In mezzo, tanto per cambiare, i cittadini, che non meno di quattro anni fa avevano provato a dire la loro con una protesta in piazza contro quel "mostro magnetico". Ma quella dell'elettrodotto di Tivoli è una storia lunga trenta anni di cui solo oggi si conosce il primo risultato di una partita che sembra prolungarsi ai tempi supplementari.

Con sentenza n° 07394/2012 REG.PROV.COLL.N. 09522/2009 REG.RIC. il Tar ha riconosciuto le ragioni delle Ferrovie. In sostanza il progetto è legittimo e così possono ricominciare i lavori. Si tratta di un'opera realizzata negli anni trenta “in esecuzione del progetto di elettrificazione della linea ferroviaria Tivoli- Anzio-Nettuno” rimasto sempre in funzione fatta esclusione per un periodo di circa cinque anni necessario per consentire l’esecuzione dei lavori della linea di Alta Velocità Roma-Napoli. In questo periodo l’elettrodotto è stato disalimentato nella tratta Salone-Castel Madama per evitare sicure interferenze con i lavori in corso.

Conclusi, RFI aveva avviato le operazioni per ripristinare l’efficienza incontrando però subito le resistenze della popolazione locale contraria alla “sostituzione della esistente doppia terna su tralicci con una semplice terna su pali tubolari, posizionati in corrispondenza del vecchi tralicci, con rispetto della fascia già asservita (dal 1933) all’elettrodotto, alle medesime condizioni di esercizio (66kv) e senza alcuna variante al tracciato rispetto all’originario” (così, testualmente, a pag. 2 del ricorso introduttivo). Dopo aver presentato il progetto dei lavori, dichiarati di pubblica utilità, nel 2005 il Comune “nulla ebbe a dire in merito”. Ma in fase di appalto vennero sollevate le prime obiezioni.

Come si legge nella nota del 24 gennaio 2006 “l’incremento dell’urbanizzazione avvenuta negli anni aveva determinato di fatto una drastica mutazione della situazione delle zone interessate dalle opere, determinando una pericolosissima vicinanza di numerosi quartieri e nuclei abitativi con i cavi dell’elettrodotto, che verrebbero a trovarsi tra e al di sopra di fabbricati di civile abitazione”. Seguivano incontri con gli enti coinvolti e una conferenza di servizi istruttoria indetta dal Comune che condussero, per un verso, ad assicurare l’impegno di RFI a valutare la possibilità di introdurre varianti al progetto. Quell’accordo però non fu mai trovato e i lavori rimasero di fatto bloccati fino al 2009, quando Rfi decise di avviare il cantiere. L’intenzione fu però bloccata dal Comune con una “diffida”. Ferrovie si ribellò rivolgendosi così al Tar.

Oggi sull’esito della sentenza è già insorta l'opposizione consigliare, che ha presentato una mozione urgente. «La vicenda mette in luce, ancora una volta, l’inadeguatezza delle politiche urbanistiche tiburtine degli ultimi decenni» dice Riccardo Reali, segretario di Italia dei Valori di Tivoli. E rincara: «Sembra impossibile che un elettrodotto attivo dagli anni ’30 dello scorso secolo non sia stato segnato nelle carte urbanistiche comunali, eppure si è consentita l’edificazione nella sua prossimità, segno che c’è stata più attenzione per gli interessi di chi costruisce che della salute dei cittadini».

Carmine Seta