Sindaco sfiduciato: si va alle elezioni

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A quindici mesi dalla sua elezione Egidio Calvano deve dire addio alla poltrona di sindaco di Valmontone. E' la sesta volta in undici anni che la città assiste a un cambio di governo. L'ultima volta era toccata ad Angelo Angelucci, fronte Pd. Venerdì con una mossa a sorpresa hanno rassegnato le proprie dimissioni 9 dei 17 consiglieri comunali, aprendo così la strada a nuove elezioni.

A decretare la fine del governo Calvano, con una lettera protocollata venerdì mattina, sono stati il presidente del Consiglio, Massimo Cannone e altri tre consiglieri di maggioranza (Federica Fusani, Cristian Zaccagnini e Mauro Benini) che, di fronte a divergenze "insanabili" riguardanti l’imminente rimpasto di Giunta (ma non solo, vedi box a fianco), hanno deciso di concludere anzi tempo la propria esperienza.

Con loro hanno prontamente firmato le dimissioni, non accettando alcuna ipotesi di ribaltone, i tre consiglieri di Scegli Valmontone, Roberto Viganò, Massimiliano Di Santo e Alberto Latino, e i due de La Via Nova, Piero Attiani e Luigi Ruggeri. A seguire è arrivato poi l'abbandono di tre assessori: Maria Stella Termini, Massimiliano Bellotti e Luca Mazzocchi.

«Sono amareggiato per quanto accaduto – ha detto il sindaco alle agenzie. Non me l’aspettavo proprio. Io sono sempre stato a disposizione di tutti ed ho sempre lavorato per il bene della mia città, ora saranno loro (rivolto ai consiglieri di maggioranza ed agli assessori) che dovranno spiegare le motivazioni di questa scelta soprattutto al loro elettorato».

Nessun commento dai consiglieri di maggioranza. Soddisfazione invece dall'opposizione, che lavora già a un progetto unitario dopo le divisioni della passata campagna elettorale. «Credo che il fallimento dell'esperienza Calvano si coglie oggi negli occhi e nelle parole della gente – ha commentato Roberto Viganò, ex candidato del centrosinistra. Non poteva funzionare un governo con due capi, ex nemici, e senza un progetto reale per la città. Ora è chiaro che in vista delle elezioni lavoreremo per l'unità del centrosinistra – ha aggiunto – per conseguire quella vittoria mancata due anni fa». Sulla linea di Viganò anche dirigenti e rappresentanti del Partito Democratico. «Con la caduta dell’amministrazione comunale di Valmontone si apre ora un nuovo corso per il centrosinistra locale che dall’opposizione ha contribuito a sfaldare l’alleanza di centrodestra a poco meno di due anni dall’insediamento – ha commentato in una nota di Bruno Astorre, vice presidente del Consiglio regionale del Lazio. E’ ora possibile invertire la rotta con l’alleanza di tutte quelle forze politiche e civiche che si riconoscono nel progetto del centrosinistra, e lavorare per i cittadini rilanciando lo sviluppo del territorio dopo due anni di immobilismo politico».

Una crisi salutare, ad avviso del deputato Renzo Carella, provocata dalla azione intelligente e tenace delle forze di opposizione «ma anche – aggiunge – da quei consiglieri di opposizione che nel corso di questi anni hanno visto tradita la loro buona fede in nome di interessi particolari». «Viterbo prima, oggi Valmontone, Roma Capitale con la giunta sempre precaria, governi in cui la destra aveva maggioranze blindate, che alla prova dei fatti hanno dimostrato la totale inadeguatezza di una proposta politica fragile e immatura, che volta le spalle ai cittadini, alle famiglie, agli imprenditori, a chi non ha lavoro, che invece ora più che mai avrebbero bisogno di punti di riferimento, di sostegno, di un progetto per uscire dal tunnel» – scrive in un comunicato il segretario del Pd del Lazio, Enrico Gasbarra. «In un momento così difficile per l’economia – aggiunge il segretario del Pd – spetta alle forze responsabili il dovere di ricostruire le nostre comunità». Improbabile a questo punto una qualsiasi ricucitura fra le componenti della maggioranza, ci si avvia così al commissariamento e presumibilmente alle elezioni in primavera.

Carmine Seta