Classi “pollaio”, la Cgil lancia l’allarme

0
25

Per chi suona la campanella? A pochi giorni dall'inizio di un nuovo anno scolastico, docenti, studenti e genitori si trovano a fronteggiare i problemi di sempre tra precariato, strutture fatiscenti e classi al limite delle presenze.

«La questione è sempre la stessa: non si investe, anzi si riducono gli stanziamenti» tuonano i sindacati. «Diminuisce il numero dei docenti e aumenta quello degli studenti – rincara Augusto Alonzi, segretario generale della FLC CGIL di Roma e del Lazio – La combinazione di questi due fattori determina il sovrannumero nelle classi che, alla luce dei continui tagli, risulta in ulteriore aumento». Il fenomeno delle classi ultra gremite investe le scuole di varie zone della capitale. L'istituto comprensivo Giovanni Valente al Collatino, ad esempio, conta 27/28 studenti a classe per quanto riguarda l'elementare e 28 bambini per la materna. Stesso discorso per la media Lorenzo il Magnifico. In Prati il liceo scientifico Talete si conferma, a detta di alcuni genitori di studenti, «molto affollato…ma ormai da qualche anno», così come lo storico classico Mamiani. «Il sovrannumero degli studenti può rappresentare non solo un problema didattico, ma anche di sicurezza – rileva Stefano d'Errico, segretario nazionale di Unicobas Scuola – Mancano le aule, tanto che, in alcuni casi, vengono separate da divisori di plastica per ospitare due classi.»

Per il corpo insegnanti il gruppo ideale sarebbe quello formato da meno di 25 studenti, ma la situazione attuale a Roma conta classi ben più affollate che superano il tetto limite fissato: la media si assesta su 26-27 presenze con punte che vanno oltre i 30 iscritti. «Questo si verifica perché viene data la possibilità di apportare aggiunte successive all'organico chiuso a febbraio-marzo, momento dell'iscrizione» spiega d'Errico. La normativa specifica, il Decreto Ministeriale 331 del 24 luglio 1998, relativo alla formazione delle classi e determinazione degli organici, stabilisce che le classi devono essere formate da un massimo di 25 alunni ed un minimo di 10, prevedendo un'eventuale variazione del 10% in più nel massimo. Normative successive hanno innalzato il tetto minimo e massimo di alunni per classe, prevedendo meno sezioni e contribuendo così al sovraffollamento che è diventato lo spauracchio di dirigenti scolastici e docenti perché «lede la qualità dell'insegnamento».

«Le aule sovraffollate, oltre ad essere inigieniche ed insicure, causano negli alunni anche uno scarso rendimento scolastico e un'ingiustificata contrazione del numero complessivo dei docenti» evidenzia infatti l’Usicons, l'associazione nazionale di tutela dei diritti degli utenti e dei consumatori. D'altra parte non è semplice per gli allievi essere poco più di un numero in una “classe pollaio”. Per contrastare la situazione, durante gli scorsi anni scolastici, sono stati molti i genitori che si sono uniti in comitati o si sono affidati ad associazioni per tutelare il diritto allo studio dei loro figli, come la class action coordinata dall'Adiconsum che si è rivolta al Tar del Lazio per chiedere un piano di riqualificazione dell'edilizia scolastica. I dirigenti scolastici rilevano come il fenomeno risulti diffuso soprattutto nelle classi prime delle sezioni, in particolar modo le superiori, dove non è raro che gli studenti siano 27, 29 o addirittura più di 30.

Ma le classi pollaio non risparmiano proprio nessun grado della scuola, basti pensare che nei mesi scorsi anche alla facoltà di Giurisprudenza dell'Università La Sapienza le lezioni sono state sospese per… sovraffollamento. Intanto la scorsa settimana la questione delle classi gremite, in particolar modo in presenza di studenti diversamente abili, è stata discussa dal Coordinamento scuole elementari di Roma, che ne ha ribadito la contrarietà alla normativa. Insomma giovedì con il primo appello riparte anche la difesa del diritto allo studio.

Francesca Bastianelli