Pericolo Fiore di Loto: lago da “risanare”

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Un'ancora di salvezza per il lago di Nemi. A gettarla è il Parco dei Castelli Romani che sta lottando contro un problema che di tanto in tanto torna a minare la tranquillità del secondo (per dimensioni) specchio lacustre castellano. Si tratta del pericoloso Fiore di Loto, una pianta alloctona invasiva.

Il Parco ha iniziato l'opera di rimozione compiendo «una delle azioni esemplari – si legge in una nota – fra quelle più strettamente connesse con il mantenimento della biodiversità ». «Il fiore di loto, seppur romantico e lussureggiante, è infatti un elemento estraneo alla vegetazione dell'area castellana (proviene infatti dall'Asia) – spiegano dal Parco -, oltre ad essere una pianta estremamente infestante che si diffonde e si moltiplica con estrema facilità e in tempi rapidissimi. Questo significa che non solo è a rischio il panorama, minacciato dall'espandersi di piante alloctone, ma ci sono rischi anche per gli animali e tutti i microrganismi che vivono nel lago».

Insomma un pericolo estremamente serio e da non sottovalutare: il lago di Nemi, pur non avendo la “capacità attrattiva” di quello di Castel Gandolfo, ha sempre riscosso un certo fascino sia per i turisti “extra- castellani”, sia per diversi cittadini dei paesi limitrofi che nella vallata dello specchio lacustre sono soliti passare qualche ora di relax. Una minaccia che secondo il commissario straordinario del Parco, Matteo Mauro Orciuoli, è dovuta «all'introduzione di specie esotiche, uno dei maggiori fattori di rischio a livello mondiale per la conservazione della biodiversità» tanto che numerosi documenti europei e internazionali danno indicazioni per la limitazione della presenza di queste specie.

«L'operazione “Fiore di Loto” – rassicura Orciuoli – permetterà di ristabilire il corretto equilibrio degli ecosistemi acquatici del lago». I tecnici del Servizio Tutela ambientale del Parco hanno individuato una ditta specializzata, la Ecoservice, per lo svolgimento delle operazioni di sfalcio che saranno ripetute ciclicamente fino alla completa rimozione della secie. «L'operazione – chiariscono dal Parco – si svolge con la collaborazione dell'Insean (Istituto Nazionale per Studi ed Esperienze di Architettutra Navale)».

Tiziano Pompili