Test d’ingresso, continua la protesta degli studenti

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A pochi giorni dall’inizio dei test d’ingresso negli atenei, le polemiche non si placano. Anzi, sono sempre di più gli studenti che protestano contro il numero chiuso per accedere alle facoltà. Dopo il flash mob organizzato da “Link–Coordinamento Universitario” e i numerosi striscioni, adesso la protesta si è diffusa più energicamente anche ai singoli collettivi, come quello di Lettere.

«Il test d’ingresso implica il principio di concorrenza nell’ambiente del sapere: questo è sbagliato perché gli studenti non partono da condizioni economiche e sociali egualitarie. Non tutti hanno la possibilità di prepararsi adeguatamente per la prova d’ammissione», sostiene Chiara, membro del collettivo Ateneinrivolta. Il 4 settembre a sostenere la prova sono stati i candidati di Medicina, il 6 è toccato a quelli di Architettura. «Il test d’ingresso non dovrebbe essere così selettivo perché bisognerebbe dare la possibilità a tutti di frequentare l’università prescelta. La selezione dovrebbe avvenire durante l’anno: se uno studente non riuscisse a sostenere un numero di esami consono al proprio corso di studi, dovrebbe passare ad un altro o rinunciare», afferma Alessandra, neodiplomata. Sono pochi gli studenti che invece sono favorevoli ai test d’ingresso, perché «sono utili a verificare chi è portato per una disciplina e chi no, almeno nei corsi in cui le richieste d’accesso sono moltissime», sostiene Mario, studente che ha sostenuto la prova di Architettura.

La polemica investe anche i test di semplice verifica delle conoscenze, che non impediscono l’accesso ai corsi, ma comunque sottraggono denaro ai candidati, tenuti a versare 35 euro. «Perché devo pagare se comunque posso iscrivermi lo stesso alla magistrale? È un furto», dice Francesca, laureata alla triennale di Lettere e Filosofia. Infine c’è chi, deluso dalla prestazione ai test, giura di andare a studiare all’estero, dove l’accesso ai corsi di laurea avviene in base a criteri di meritocrazia.

Federica Terramoccia