La Cecconi chiude le porte. Oggi presidio a Federlazio

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Era iniziato tutto con il blocco delle attività disposto dalla Asl a causa della mancanza di acqua calda, poi erano stati i lavoratori a dichiarare lo stato di agitazione per i ritardi nei pagamenti e i rumors sulla crisi del gruppo. Quasi una settimana fa, a sorpresa, la società aveva annunciato la cessazione di attività e l’avvio delle procedure di mobilità ma nonostante questo tutti i 42 dipendenti avevano dichiarato di voler tornare al proprio posto, confidando in una soluzione positiva della vicenda. Ora, però, alla Cecconi si assiste a un nuovo colpo di scena, con la ditta che chiude le serrande e impedisce ai lavoratori di entrare all’interno dello stabilimento.

«A due giorni dalla sospensione dello sciopero dei dipendenti l'azienda non ha ripreso l'attività lavorativa e ha lasciato i lavoratori nel piazzale», dichiarano in una nota Gianfranco Moranti (segretario generale Flai-Cgil Pomezia Castelli) e Massimo Persiani (segretario generale Uila-Uil Roma e Provincia). Una decisione a dir poco anomala visto che, formalmente, dall’apertura delle procedure di mobilità ci sono 75 giorni per discutere sulle forme alternative ai licenziamenti. I lavoratori incassano un altro brutto colpo, ma non mollano la presa e soprattutto continuano a presidiare il piazzale antistante lo stabilimento.

Se braccio di ferro deve essere, braccio di ferro sia. «I sindacati hanno confermato alla proprietà e al proprio consulente – continuano Moranti e Persiani – che i dipendenti del salumificio si considerano in forza e pertanto retribuiti. Inoltre domani (oggi, ndr) i lavoratori e le lavoratrici hanno deciso di accompagnare la delegazione trattante nella consultazione sindacale convocata da Federlazio e pertanto è stata indetta una giornata di sciopero, con presidio davanti agli uffici di viale Libano. Del fatto è stata allertata anche la questura di Roma». Cecconi e Scarfoglio, nel frattempo, continuano il loro silenzio ma potrebbero essere convocati dalla prefettura di Roma, forse già all’inizio della prossima settimana.

Diego Cappelli