La Barbuta, Amnesty contro Belviso

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Sul villaggio della solidarietà della Barbuta domina la “legge della relatività”. Non quella sconvolgente di Einstein ma quella imperante della giustizia. Giovedì scorso è arrivato l'ennesimo pronunciamento che conferma e smentisce i precedenti, segno evidente che sulla vicenda rom anche gli organi amministrativi e civili non hanno le idee per nulla univoche, anzi. Mercoledi infatti il tribunale civile di Roma ha accolto il ricorso del Campidoglio sulla decisione in primo grado che aveva nella pratica stoppato i trasferimenti a La Barbuta.

Una notizia che ha mandato su tutte le gioie Alemanno e la fedele vice Belviso, che non ha perso tempo a esternare la sua soddisfazione nell'etero mediatico prima, e a comparire a Mattino Cinque poi (venerdì, ndr), criticando le dichiarazioni di Amnesty international sulla dura vita dei rom a Roma – bollate come una “schiocchezza” – e ponendo il “niet” sulla possibilità di dare case popolari ai rom. Una polemica nella polemica, nata involontariamente dalla loquace e bella Sveva, difesa a spada tratta dall'esponente romano Pdl Ambrosetti: «Benissimo la presa di posizione di Belviso per aver dichiarato discriminante per i cittadini italiani un’eventuale corsia preferenziale per l’assegnazione di una casa ai nomadi, quando ci sono italiani in lista d'attesa che rispettano le leggi ed è giusto dargli il diritto di una casa».

Di tutt'altro avviso il consigliere provinciale Pd Galloro: «Belviso non sembra a conoscenza del fatto che i cosiddetti nomadi non lo sono più da svariate generazioni ed è solo questa amministrazione comunale ad averli resi tali, con sgomberi di facciata, senza soluzioni alternative dignitose». Nel frattempo a Ciampino ci si lecca le ferite dopo il pronunciamento sulla Barbuta e si cerca di riannodare un filo logico, che di logico ha poco: «Mi sembra di essere in un vortice di sentenze che non portano da nessuna parte – ha tuonato il sindaco Lupi -. Quando vengono emesse queste sentenze, una discordante rispetto all'altra, non capisco se vengano veramente verificati gli atti o escano fuori da un'analisi poco puntuale degli argomenti». Per Lupi si è di fronte ad un altro passo indietro: «Dopo varie dichiarazioni di personaggi importanti come il ministro Riccardi sentire che i trasferimenti sono legittimi non mi fa ben sperare per questo paese: non Ciampino, non Roma ma l'Italia».

E sull'accesso agli atti del piano Nomadi dopo il via libera del giudice? «Formalmente non abbiamo ricevuto niente da Roma, questa è la cosa ancora più assurda. Al di là di pareri a favore o contro Alemanno andrà avanti con il Piano. Non gliene frega niente: questo è il dato più negativo». Ad oggi l'unica speranza sembrerebbe essere, nei pensieri di Lupi, la vittoria di Zingaretti alle comunali: «Questo è l'augurio che mi faccio come amministratore e collega di partito di Nicola. In primis – chiosa – Ciampino troverebbe un interlocutore con cui parlare senza dover dialogare necessariamente tramite prefetti, commissari straordinari o ritrovarsi di fronte a decisione prese di impeto: proprio come ha sempre fatto Alemanno».

Marco Montini