La guerra dei prezzi e i vincoli della Docg

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Diavolo d’una vendemmia: non è ancora completata (anzi) e già alimenta polemiche e fa gettare fiumi d’inchiostro. Mentre insomma le operazioni sono ancora in corso ed i veri fiumi in lavorazione sono quelli di mosto, c’è chi plaude al nuovo miracolo del vino Frascati e chi invece storce la bocca. Chi si reputa più che soddisfatto (pur ritenendo il bicchiere – di vino – ancora troppo mezzo vuoto) e chi invece rigetta le tesi della controparte. Sta di fatto che per la prima volta dopo tanti anni il Consorzio di tutela e denominazione del Frascati è tornato a dettare le linee di indirizzo sui prezzi delle uve. 32 euro al quintale per le doc e 40 (sempre Iva esclusa) per le docg.

«Sia beninteso – spiega il presidente del Consorzio, Mauro De Angelis – che si tratta solo di un’indicazione, il vero prezzo sarà il mercato a farlo ma era importante dare un segnale per cercare di allineare i vari prezzi». A fronte di una produzione che si annuncia inferiore anche del 20% rispetto al 2011, insomma, il prezzo sale. «E’ bene sottolineare – aggiunge De Angelis – che l’aumento delle quotazioni non è solo dovuto al calo della produzione ma ad un processo di rilancio generalizzato. I sacrifici di questi anni stanno dando i propri frutti». L’altra indicazione proveniente dal Consorzio è quella sulla produzione di docg. «Salvo singole eccezioni – dicono dall’ente – non si potrà superare il 10% della produzione totale del vinificato 2011».

Insomma, un paletto che il Consorzio intende nel nome della qualità e che invece alcuni produttori contestano. E’ il caso di Giulio Santarelli, proprietario della Castel de Paolis. «E’ assurdo limitare la produzione del Frascati docg per i capricci del Consorzio: non si può procedere a spanne in questo modo, basterebbe certificare con rigore la produzione e verificare, caso per caso, quante uve con questo disciplinare vengono prodotte. Perché declassarle a semplice doc?».

E critico è anche il sindaco di Monte Porzio, Luciano Gori, viticoltore e grande conoscitore del settore. “Esultare per il relativo aumento del prezzo delle uve in questo momento non è molto saggio. La verità è che la produzione è in forte calo e che anche la siccità ci ha messo del suo: gli aumenti delle quotazioni non ripagano certo i viticoltori: il settore era e resta in grande difficoltà». Entusiasmi e posizioni estremamente critiche. Da sempre l’enologia e la viticoltura castellane sono settori nei quali l’uniformità di posizioni e di giudizio appaiono irraggiungibili. A fronte di un comune denominatore (la necessità di produrre buon vino e di vendere bene il prodotto) da sempre manca però una reale opera di coordinamento e di comune visione delle “dinamiche superiori”. «Quasi tutte le cantine sono pronte a sottoscrivere un ‘patto tra gentiluomini’ per difendere e promuovere il nostro vino», aggiunge De Angelis. Quasi tutte, almeno sulla carta: le altre sono invece pronte ad andare con le gambe proprie. Come sempre.

Marco Caroni