L’ordinanza antialcol scontenta tutti

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È aria di ribellione quella che si respira la notte a piazza Bologna. Anche dopo la rissa che ha coinvolto due vigilesse sabato sera davanti alla Casina Favolosa, sono molti i giovani contrari all’ordinanza che vieta la vendita e il consumo di alcol dopo le 11 di sera in strade pubbliche.

Il divieto sta accendendo il dibattito tra gli studenti e i commercianti di zona convinti che basterebbe puntare maggiormente sui controlli delle forze dell’ordine per regolamentare la movida notturna.

«Sembra di essere tornati agli anni del proibizionismo – sostiene Miriam, studentessa – non ci si rende conto che il problema va affrontato alla radice. Organizzassero incontri con ragazzi del liceo e delle scuole medie per sensibilizzarli sui danni dell'alcol». «Il divieto dopo un certo orario non impedirà di certo di bere a chi lo vorrà e non garantirà nemmeno un concreto ordine pubblico. La repressione non è mai stata un metodo funzionante», aggiunge Eleonora, laureanda alla Sapienza. E se alcuni residenti della zona si lamentano, la maggior parte sono più comprensivi.

«La notte ho sempre difficoltà ad addormentarmi. Alcune volte gli studenti portano le chitarre e suonano fino le 2 o le 3», racconta Franca, pensionata. Maurizio, sessantenne, replica: «tutti siamo stati giovani, è giusto che anche le nuove generazioni si divertano. L’importante è che non si arrivi alla violenza nei confronti di chi tenta di ripristinare l’ordine».

I commercianti, dal canto loro, sono quasi tutti contrari all’ordinanza. «Le 23 sono un orario inaccettabile, è troppo presto. Se la questione è l'ordine pubblico, ancora una volta la soluzione sta nell'educazione al rispetto dei luoghi pubblici. Il comune deve lavorare sulla sensibilizzazione, per restituire dignità agli spazi e alle persone che qui vivono o hanno un’attività», sostiene un negoziante. Intanto, chi vuole aggirare l’ordinanza, prova a portare l’alcol da casa in attesa del 30 settembre data di scadenza del divieto.

Federica Terramoccia