Fuga da La Barbuta e rientro a Roma

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«In queste ore 80 rom hanno deciso spontaneamente di abbandonare la Barbuta poiché non si sentivano più sicuri e riferiscono di aver subito questo spostamento da Tor de’ Cenci. Questo è il segnale del fallimento del piano nomadi di Roma Capitale, un fallimento che inevitabilmente ha ripercussioni economiche poiché sono state investite ingenti somme, e socioculturali. La vera integrazione non va improvvisata». Non usa mezzi termini l'assessore ai Servizi Sociali del Comune di Ciampino, Gabriella Sisti, all'indomani della decisione da parte di un centanaio di bosniaci di tornare alla “base”, lì nel vecchio insediamento di via Pontina 601.

Una scelta coraggiosa ma ampiamente prevedibile alla luce delle annunciate possibilità di conflitti etnici. E ancora una scelta di opportunità, visto e considerato le oggettive difficoltà riscontrate dai piccoli nomadi nel continuare il percorso scolastico. Un percorso, come narrano dalla Barbuta, fatto di pullmini, ore di viaggi, e continui ritardi nell'entrata negli istituti.

Eh sì, perchè – come raccontato anche dai giornali nazionali – di fatto la gran parte dei bimbi trasferiti in estate da Tor de Cenci al nuovo villaggio della solidarietà alle porte del Gra, ha tirato dritto per la via puntando a frequentare le scuole del XII Municipio, dove sono cresciuti e socialmente integrati. Davvero una brutta tegola sulle teste dell'ammininistrazione capitolina, che proprio oggi attende il nuovo pronunciamento del Tar che il 27 agosto aveva accolto l’istanza cautelare presentata da alcune famiglie rom di Tor de Cenci e sospeso l’esecuzione dell’ordinanza del sindaco: se il tribunale dovesse annullare l'ordinanza, il Campidoglio si ritroverebbe tra le mani una bella matassa da sbrogliare.

Nel frattempo, come si diceva, alla Barbuta tiene banco il capitolo “scolarizzazione”, un fenomeno socio-educativo quanto mai peggiorato secondo la Sisti: «Quello che si legge sui giornali è la foto del malessere che stanno vivendo le popolazioni rom oramai integrate nei campi di Tor de cenci e Baiardo e catapultate improvvisamente in un’altra realtà a contatto con etnie differenti e in un campo che solo nella fantasia può definirsi attrezzato e sicuro». L'assessore attacca: «Ma l’immaginazione va lasciata a casa quando si parla d’infanzia e oggi i bimbi, più di ieri, si sentono in una realtà diversa da quella in cui hanno vissuto fino ad oggi; Tor de’ Cenci, il campo in cui vivevano è stato smantellato e con esso anche il percorso scolastico che i ragazzi avevano intrapreso. Nulla di questo campo si avvicina a quanto indicato nelle direttive europee riguardo l’inclusione di rom, sinti e caminanti».

Ancora tanti, troppi ragazzi sembrano dunque rinunciare ad un inserimento scolastico: «A febbraio nel corso di una visita alla Barbuta con l’ex Prefetto Serra – continua – denunciammo l’assenza dei bimbi dalle scuole. Ad oggi crediamo che la situazione sia peggiorata. Il loro malessere derivante dalla non accettazione della permanenza alla Barbuta si ripercuote su un già labile rapporto con l’istituzione scuola, fonte di salvezza per ricavare dalle popolazioni rom delle generazioni future figlie di quell’integrazione che l’Europa sta tentando affannosamente di realizzare». Il Comune di Ciampino comunque non rimarrà a guardare: «Mi appellerò al Garante regionale per l’infanzia e al ministero della Pubblica Istruzione – confida l'assessore – per istituire un tavolo per affrontare seriamente l’intollerabile situazione dell’insicuro campo La Barbuta, sia l’annoso problema della scolarizzazione delle popolazioni rom».

Anche nelle sfere governative, ricordiamolo, il problema dell'integrazione è oggetto di discussione. E un giudizio esimio già era stato espresso dal ministro della cooperazione internazionale Riccardi. «Qui ci sono vari problemi da risolvere ma c'è anche un buon livello di integrazione e questa è una ricchezza», aveva detto il montiano in occasione della visita estiva a Tor de Cenci. Parole non sfuggite alla Sisti che ora rilancia: «Riccardi conosce bene la situazione del nostro campo e l'ho esortato a visitarlo presto e a trovare una soluzione che porti ad una chiusura definitiva del campo».

Marco Montini