Studios, sospesa l’occupazione

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Arriva a un punto di svolta l’affaire Cinecittà Studios, tanto che i manifestanti hanno deciso di sospendere temporanemente l’occupazione che va avanti senza sosta dallo scorso 4 luglio. Lunedì in un incontro al Mibac (Ministero dei Beni Culturali) durato quasi sette ore Abete e il ministero si sono detti disponibili ad aprire un tavolo.

Quando però, ancora non è dato sapere, e anche per questo i lavoratori restano sul piede di guerra: «Vista la disponibilità di Abete e del ministero abbiamo deciso di sospendere, ma se entro tre giorni non ci fanno sapere niente riprendiamo ad occupare», spiega Augusta, una rappresentante sindacale che si occupa di restauro digitale, oggi finita “in affitto” alla multinazionale Deluxe. Quello che chiederanno i lavoratori al tavolo di confronto è niente spacchettamenti, niente licenziamenti mascherati, più formazione nei settori digitale e satellitare.

«Che c’entrano i parcheggi e gli alberghi con la cultura?», si chiede Augusta. In pratica tutto il contrario di quel che sta facendo Luigi Abete. Le posizioni di partenza sembrano inconciliabili. Il Mibac, che pure parteciperà al tavolo, continua a definirsi parte terza, ma i manifestanti chiedono che lo Stato faccia la propria parte e dica la sua. «Il Mibac ha il 20% di Cinecittà Studios – spiega Augusta – e gli immobili sono di proprietà del Ministero dell’Economia. Lo Stato dovrebbe prendersi le proprie responsabilità nel rilancio del settore, anziché lasciare tutto in mano ad Abete».

Intanto, in attesa dell’apertura del tavolo, ieri i cittadini del municipio X hanno organizzato un corteo contro la crisi e a sostegno dei lavoratori degli Studios. Presenti, oltre agli occupanti di Cinecittà, anche insegnanti precari, i lavoratori di Almaviva, dell’Ippodromo di Capannelle, dell’autogrill Romanina. Noi la crisi non la paghiamo è la parola d’ordine. “Fermiamo il cemento di Abete, altrimenti questo sarà l’ultimo ciak”, recita appunto il ciak di un lavoratore degli Studios.

Davide Lombardi