Via i rom da Tor de\’ Cenci

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Tor de’ Cenci chiama La Barbuta. Intorno alla “mezza” di ieri è giunto, con un giorno di ritardo sulla tabella di marcia (il ché la dice lunga sulla delicatezza del pronunciamento e dei suoi effetti politico-legali, ndr), l’attesa sentenza del Tar, che ha dato il via libera al trasferimento dei nomadi dall’insediamento ormai “non più tollerato” di via Pontina 601 (ordinanza sospesa in via cautelare lo scorso 28 agosto).

La seconda sezione del tribunale amministrativo, presieduta da Luigi Tosti, ha infatti respinto il ricorso presentato da alcune famiglie rom. In pratica per i giudici il Comune di Roma, ordinando lo sgombero per ragioni di carattere igienico- sanitario, avrebbe tutelato la salubrità dell'area e la salute pubblica. Il Campidoglio dunque potrà riprendere i trasferimenti delle famiglie con destinazione La Barbuta e procedere al contempo allo sgombero del campo di Tor de’ Cenci. Questo almeno sulla carta, poiché nei fatti la situazione è quanto mai ingarbugliata: in via Pontina 601 infatti ci sono i 120 bosniaci che non hanno accettato di trasferirsi alle porte di Ciampino e gli 80, che tre giorni fa sono letteralmente scappati dalla Barbuta, denunciando minacce e aggressioni da parte degli altri rom del fresco villaggio alemanniano. Tradotto: duecento persone che non lasceranno molto facilmente la “casamadre”.

Nel frattempo da Ciampino sono giunte le prime reazioni per bocca del sindaco Simone Lupi: «Non sono meravigliato rispetto al fatto che siano state decretate veritiere le carenze igienico- sanitarie riscontrate nel campo di Tor De Cenci. Altrettanto evidenti le condizioni di degrado del campo abusivo La Barbuta che – spiega il primo cittadino – per anni abbiamo denunciato, per la scarsa vivibilità causata, in primis, dalla posizione del sito, collocato a ridosso dell'Aeroporto, del Gra, su una falda acquifera. Non mi spiego quindi come Sveva Belviso possa parlare di successo. Di fatto la sentenza smentisce quanto accaduto pochi giorni fa, visto che abbiamo assistito al rientro di un centinaio di rom, trasferitisi a La Barbuta, al campo della piccola borgata su via Pontina».

Un ritorno in XII Municipio dovuto a questioni di carattere etnico: «Si è trattato – conferma Lupi – di problemi con i diversi gruppi, è stato comunicato a mezzo stampa, e temiamo, come più volte detto da oltre un anno, problemi di ordine pubblico. Ora, in tutto ciò, si può parlare ancora di integrazione? Si può ancora pensare di farci credere illusoriamente che questo piano è stato programmato con attenzione, è stato condiviso con tutte le parti coinvolte, e che soprattutto ha tenuto conto di quegli aspetti delicati che però sono importantissimi per la realizzazione di una vera politica di convivenza sociale? Recinto e container – si domanda infine il sindaco di Ciampino – sono davvero il frutto della correttezza e della legittimità amministrativa? Punti interrogativi in conseguenza a risposte troppo spesso contraddittorie e forse lontane dalla realtà».

Se Atena piange, la Sparta capitolina ride grazie ad una Belviso, tre metri sopra il cielo: «E’ un grande risultato per Roma Capitale la sentenza del Tar che conferma la correttezza amministrativa con cui si è sempre agito rispetto alla questione dei rom. Ora, dunque, il Piano nomadi – dice la vicesindaco – va avanti con lo sgombero del campo di Tor de Cenci. Da tempo denunciamo le gravi carenze igienico sanitarie del campo, la sua pericolosità e il degrado che vi regna incontrastato oltre al problema finora irrisolto della salubrità dell’area per i residenti del quartiere. Questa sentenza finalmente conferma il carattere emergenziale di una situazione ormai invivibile e intollerabile». Sulla scia del vicesindaco anche il presidente del XII municipio Calzetta: «La sentenza del Tribunale amministrativo conferma anche per Tor de’ Cenci la validità del Piano Nomadi di Roma Capitale e permette all’amministrazione di portare a compimento quel lavoro già avviato a inizio estate, quando diversi gruppi avevano accolto l’invito a lasciare il campo ed erano stati trasferiti. Adesso si va avanti su questa linea, per portare i nomadi in siti attrezzati e per restituire ai residenti la vivibilità del quartiere, per troppo tempo compromesso dalla presenza di un campo non organizzato».

Marco Montini

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