L’Angelo Mai costretto a chiudere

0
31

"Ce l'abbiamo messa tutta. Grazie alla vostra partecipazione siamo rimasti aperti due settimane nonostante le misure restrittive che si sono abbattute su di noi. Purtroppo così non ce la facciamo. Siamo costretti a sospendere le attività. E mentre Alemanno e i suoi sgherri fanno multe di 500 euro a chi mangia un panino accanto ai monumenti del centro storico, ci fermiamo per capire che fare”. L'Angelo Mai, forse il più noto centro sociale della capitale, torna nell’incubo di un nuovo sfratto dopo quello avvenuto nel 2006, quando fu costretto a spostarsi dal rione Monti (dove il Comune avevo in progetto di fare una scuola) e a vagabondare senza sede per tre anni fino all’ottobre del 2009, quando conquistò grazie a Veltroni lo spazio “Altrove” dell’ex bocciofila in viale delle Terme di Caracalla.

Quasi tre anni di fervente attività, fino all’agonia che si trascina dallo scorso 20 settembre, da quando, alle prime luci dell’alba, la polizia ha fatto irruzione nei locali ordinando la chiusura del bar. “Hanno arrestato il bar”, avevano informato sui social network i ragazzi e le ragazze dell’Angelo Mai Altrove, descrivendo l’operazione effettuata “secondo una classica modalità poliziesca da mesi diffusa in città. Il blitz sembrerebbe rientrare nel piano repressivo e proibizionista del sindaco, che negli ultimi mesi ha avviato misure persecutorie e limitanti per artisti di strada e cittadini che desiderassero acquistare alcolici dopo le 23”. “Spaccio di cultura” e “favoreggiamento dell’arte”, sarebbero queste, secondo il collettivo, le accuse alla base dell’ordinanza che ha portato alla serrata della principale fonte di sostentamento di un progetto che è stato ugualmente portato avanti nelle due settimane seguenti. Adesso, però, la sfida è diventata quasi un’impresa: “I tempi sono duri – aveva avvertito qualcuno subito dopo la chiusura del locale – non sappiamo cosa succederà”.

Senza finanziamenti pubblici l’Angelo Mai è riuscito a produrre quasi 200 concerti, oltre 60 spettacoli e numerosi laboratori. Senza il bar, questi numeri rischiano di subire uno stop. Sul web fioccano le manifestazioni di solidarietà, dalle più rabbiose alle più miti. “Angelo never ends”, incita Luca. “Uno schifo totale”, “una pessima notizia”, concordano in molti che in questi giorni non hanno fatto mancare il loro affetto, presentandosi regolarmente all’ex bocciofila per il pic-nic sit in organizzato dal collettivo. Non tanto in segno di protesta, quanto per dimostrare che nessuno si vuole arrendere. “Dobbiamo tenere duro”, scrivono altri ragazzi, ricordando l’appuntamento di stasera alle 18 proprio in viale delle Terme di Caracalla, “per capire cosa è successo e cosa fare, per parlarci guardandoci negli occhi, per scambiarci domande e trovare risposte”. Per una battaglia che non è più solo dell’Angelo Mai, ma di tutti quei centri sociali che, negli ultimi tempi, hanno trovato tanti, troppi bastoni fra le ruote lungo il loro cammino.

Diego Cappelli