Caos depuratori: tariffe in aumento

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Parte degli aumenti tariffari nei confronti dei cittadini sarebbe conseguenza dei numerosi sequestri dei depuratori e delle inadempienze della Regione Lazio nella gestione degli impianti. Un vero e proprio “caso”, quello segnalato dal consigliere piddino di Roma Capitale Massimiliano Valeriani partendo dai sigilli che, solo negli ultimi due anni, sono stati apposti ai depuratori di Rocca di Papa, Albano, Santa Palomba e Artena solo per citarne alcuni.

«La situazione relativa a molti impianti del sistema idrico gestiti da Acea Ato 2 è diventata insostenibile – attacca Valeriani -. Per molti di essi, infatti, non vengono più rilasciate le autorizzazioni allo scarico delle acque nere depurate nei fossi. La Provincia senza la cartografia aggiornata del percorso dei fossi stessi non può rilasciare le autorizzazioni ma la Regione Lazio, che avrebbe il compito di provvedere, non l’ha fatto». «Per questo – continua il consigliere dei Democratici – molti depuratori sono diventati oggetto di sequestri e di divieto di scarico e Acea Ato2, non potendo interrompere l’opera di depurazione, ha dovuto provvedere allo smaltimento dei liquami tramite un costoso sistema di trasporto su strada presso altri depuratori della società già autorizzati».

Una soluzione che però, a conti fatti, continuerebbe a gravare sulle casse di Acea e soprattutto nelle tasche dei cittadini, chiamati a sborsare una cifra vicina ai 2 milioni di euro al mese per tamponare l’emergenza. Una prova lampante, in questa direzione, arriva da Labico, dove l’opposizione snocciola i numeri del “salasso” perpetrato ai danni della comunità per “tappare le falle” della gestione idrica. Da quando sono stati sequestrati i due depuratori comunali, ad aprile, i rincari Acea, Tarsu e Imu sarebbero serviti “solo” a pagare i costi straordinari di smaltimento.

«La copertura dei 418mila euro in più da versare – avevano detto – è stata ottenuta dagli aumenti delle tariffe rifiuti, acqua (370mila euro) e dalla quota Imu (circa 50mila euro in più rispetto alla vecchia Ici)». Insomma sembra che la matematica, almeno in questo caso, non sia un’opinione e tantomeno una curiosa coincidenza. «Il problema – conclude Valeriani – è stato più volte segnalato ai vertici di Acea e alla Regione Lazio, ente deputato alla redazione della cartografia dei fossi, ma dal 2009 ancora nessuna cartografia aggiornata è stata prodotta. Il sindaco Alemanno e la “dimissionaria” Polverini, invece di preoccuparsi di scenari e di election day, si dovrebbero preoccupare di questo assurdo sperpero».

Diego Cappelli

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