Colleferro, scarichi “illeciti”: bufera all’Italcementi

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Si fa altissima la “tensione” sulla questione ambientale a Colleferro. Ieri mattina ha creato sconquassi nell'opinione pubblica la notizia che i carabinieri del Noe e l'Arpa Lazio hanno notificato alla Italcementi, su disposizione del gip di Velletri Giuseppe Cairo, il provvedimento del sequestro preventivo dello stabilimento (dove lavorano circa duecento operai) per violazione delle norme che regolano le emissioni nocive.

Il direttore dello stabilimento Alfredo Vitale è indagato. Il gip Cairo ha concesso ai responsabili dell'impianto un termine di dieci giorni per mettersi in regola pena il distacco dell'energia elettrica. Un'autentica notizia-bomba che non sembra scuotere più di tanto l'azienda, la quale ha immediatamente diffuso una nota stampa per informare che «l’attività produttiva dello stabilimento colleferrino non sarà interrotta dopo il sequestro disposto dalla magistratura. Il provvedimento – dice Italcementi – riguarda l’adeguamento della forma geometrica di alcuni punti emissivi (camini, ndr) secondari, in rispetto delle normative europee, che in ogni caso non hanno influenza sulle fondamentali prestazioni ambientali dell’impianto. Le emissioni principali dello stabilimento, infatti, sono quelle del forno di produzione del cemento, che sono controllate in continuo 24 ore su 24 e risultano abbondantemente al di sotto dei limiti di legge. I dati, peraltro, sono a disposizione del pubblico sul sito internet del Comune di Colleferro».

Da alcune indiscrezioni parrebbe che su 36 camini campionati 14 sono risultati non conformi a seguito dei controlli del Noe e dell'Arpa Lazio, quindi circa il 40%. Sono in tutto 119 i camini dello stabilimento di Colleferro e dalle indagini sembrerebbe che 29 di essi superino la soglia limite sulle emissioni in atmosfera mentre altri risulterebbero sprovvisti di autorizzazione.

La notizia ha inevitabilmente allarmato il sindaco di Colleferro Mario Cacciotti che ha subito convocato (ieri nel pomeriggio) sia i rappresentanti dell'azienda che di Arpa e Noe. Esprimendo fiducia nel lavoro della magistratura, il primo cittadino si è augurato che la questione venga chiarita e risolta al più presto perché «riguarda due questioni altrettanto importanti e fondamentali per il nostro territorio, ovvero sia la salute dei cittadini che il posto di lavoro di tante persone. Tra dipendenti e indotto – ha ricordato Cacciotti – ci sono circa 500 famiglie che ruotano attorno alla fabbrica e seppure la produzione non è ferma, questo episodio potrebbe procurare danni a gran parte di loro. Esprimo perciò solidarietà ai lavoratori e chiedo all'azienda di provvedere immediatamente a quanto richiesto per togliere i sigilli e tornare alla normalità».

Il 30 giugno 2010, gli uffici dell’amministrazione provinciale hanno indicato una serie di prescrizioni che non sono state rispettate alla lettera, come è risultato dai controlli effettuati in un secondo momento. Il 15 giugno scorso gli uffici competenti della Provincia di Roma hanno inviato una diffida alla società proprietaria dell’impianto di Colleferro affinché fossero adeguati gli impianti entro il termine massimo di trenta giorni.

Tantissime le reazioni politiche alla notizia. Per il presidente dei Verdi Lazio, Nando Bonessio, il sequestro «conferma le denunce del Coordinamento della Valle del Sacco. Urge subito un adeguamento degli impianti alle normative europee di salvaguardia della salute e dell'ambiente. E mentre Codici annuncia di volersi costituire parte civile nell’eventuale procedimento, il consigliere regionale dell'Italia dei Valori, Claudio Bucci, chiede che «l'emergenza ambientale della Valle del Sacco torni in primo piano».

Tiziano Pompili

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