Arriva l’influenza. E chi la cura?

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Una bomba a orologeria. Ecco in cosa rischia di trasformarsi l’ondata di influenza che a dicembre raggiungerà il picco massimo di contagio. A lanciare l’allarme è il segretario della Fimmg (Federazione medici di medicina generale) Lazio, Pier Luigi Bartoletti.

A preoccupare i camici bianchi non sono le forniture di vaccini, ma l’organizzazione dei servizi territoriali. La campagna antinfluenzale ha preso il via due giorni fa e, assicura il numero uno dei medici di famiglia del Lazio, all’orizzonte non si intravedono problemi nell’approvvigionamento dei vaccini. Certo, l’operazione anti-influenza è iniziata a macchia di leopardo e in alcune Asl, come la RmC, si deve ancora tagliare il nastro di partenza. Uno sfasamento dovuto a problemi tecnici nella produzione dei vaccini, ma che non mette a repentaglio la disponibilità delle dosi necessarie per coprire il fabbisogno nella nostra regione.

L’anello debole della catena, dunque, è rappresentato dai servizi territoriali che, così come sono strutturati adesso, non garantiscono assistenza sufficiente ai pazienti. «L’ondata di influenza – spiega Bartoletti – si profila particolarmente insidiosa perché circolerà un virus che non si è mai manifestato prima e che colpirà in maniera virulenta una fascia ampia di popolazione, e in particolare i malati cronici, in un lasso di tempo breve. Per reggere l’urto, da qui al 20 dicembre, – avverte il segretario regionale della Fimmg – bisogna predisporre una rete assistenziale di prossimità adeguata, altrimenti il sistema rischia di collassare».

Una semplice, per quanto violenta, influenza minaccia, dunque, di assestare il colpo di grazia e di riproporre lo sconfortante spettacolo dei corridoi ospedalieri affollati di barelle sulle quali vengono sistemati alla meno peggio i pazienti. «Per effetto della spending review – continua Bartoletti – la sanità del Lazio subisce un taglio di posti letto e di servizi pubblici al quale, però, corrisponde un aumento dei malati. E così il sistema va in tilt». Secondo il segretario regionale dei medici di medicina generale, per evitare il corto circuito bisogna realizzare gli ambulatori di quartiere partendo dai risultati positivi registrati dal progetto sperimentale degli “ambulatori blu” partito alla fine dello scorso gennaio e che adesso, oltre ai casi di influenza, accoglie anche i codici bianchi e verdi.

«Si tratta di un’esperienza che finora ha dato buoni frutti – afferma Bartoletti – e che, in vista della prossima ondata di influenza, può rivelarsi risolutiva attraverso la creazione di ambulatori di quartiere in cui passare dalle attuali 9 a 12 ore di assistenza associativa, includendo anche il sabato e la domenica. Se si istituisse almeno un ambulatorio per ciascun distretto sanitario, si potrebbe evitare l’ingolfamento delle corsie ospedaliere». L’obiettivo, dunque, è di realizzare una sanità “a chilometro zero”. Dopo 8 mesi di sperimentazione, gli “ambulatori blu” hanno registrato oltre 15mila accessi, la maggior parte dei quali al Pertini, al Sant’Andrea e al Policlinico di Tor Vergata.

Ester Trevisan

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