Nido comunale, miraggio per 7mila bambini

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All’appello mancano cronicamente migliaia di posti e sono sempre tanti, troppi, i piccoli da 0 a 3 anni che a Roma non sono ammessi negli asili nido comunali. Un triste copione che si ripete all’inizio di ogni anno scolastico e che rende la capitale una città difficile in cui vivere per tutte le coppie che decidono di mettere su famiglia.

Secondo i dati forniti dalla Cgil, a Roma ogni anno per oltre 7mila bambini, cioè circa un terzo delle famiglie che fanno richiesta, le aule degli asili nido restano off limits e a pagarne lo scotto maggiore è il municipio XX con ben il 68% di famiglie in lista d’attesa rispetto ai posti disponibili. In tutto il territorio cittadino gli asili nido a gestione diretta sono 199, con la concentrazione maggiore nel municipio XV che ne conta 17, seguito dal municipio V dove le strutture sono 16 e dal municipio III con 15 nidi.

Trentadue le sezioni ponte distribuite in tutta la città, mentre sono 197 i nidi in convenzione. Il totale degli iscritti ammonta a 20.203 bimbi ed è il municipio XIII a raggiungere il picco massimo con 2.143 baby alunni, seguito dal municipio V con 1.726 e dal IV con 1.435. I bambini stranieri presenti nei nidi rappresentano il 10% degli iscritti, cioè circa 2.000 su 20.000, ed è il municipio VIII a registrare la maggiore percentuale di presenza sul totale dei bambini (oltre il 16%). Sul fronte opposto si colloca il municipio XII con quasi il 6% di piccoli stranieri sul totale.

Un aspetto che salta subito all’occhio analizzando i dati riguarda il territorio di Ostia, nel municipio XIII, le cui strutture accolgono il 10% dei bambini stranieri presenti nei nidi romani. Nella fotografia scattata dalla Cgil c’è un dettaglio che è importante mettere a fuoco: non tutti i posti vengono utilizzati. Lo scarto fra quelli disponibili, 21.634, e il numero di iscritti, che in tutta la città è pari a 20.203, risulta di 1.431. Nel dettaglio, la maggiore percentuale di posti non occupati rispetto a quelli disponibili si registra nel municipio V (12,5%), mentre sul versante opposto si posiziona il municipio IV con il 3%. Un’anomalia sulla quale il sindacato attende ancora una risposta dal Comune di Roma per chiarire soprattutto se i posti non utilizzati si trovano principalmente nei nidi a gestione diretta o in convenzione, se sono concentrati nelle strutture delle periferie o del centro e se riguardano stabili che versano in condizioni critiche.

Anche se il numero delle strutture a gestione comunale è analogo a quello delle strutture in convenzione (circa 200 ciascuno), il numero dei bambini presenti nei nidi a gestione diretta è ancora circa due terzi del totale (dei circa 20.000 tra bambini e bambine, 13.000 sono in nidi a gestione diretta e 7.000 in nidi in convenzione). Il dato dei bambini accolti nei nidi comunali cresce di circa il 10% l’anno: 20.520 nell’anno scolastico 2010/11, 20.765 nel 2011/12 e circa 21.000 dovrebbero essere nel 2012/13 (tenendo conto del fatto che ai 20.203 già accolti si aggiungerà parte di coloro che sono in lista d’attesa e che andrà a occupare alcuni dei 1.400 posti disponibili attraverso un secondo bando che dovrebbe essere emanato a fine ottobre o inizio novembre). Dal canto suo, l’Amministrazione comunale si giustifica chiamando in causa le scarse risorse a disposizione e i tagli operati dal governo centrale.

Pronta la replica della Cgil: «Invece di destinare anche quest’anno 1.250mila euro al sostegno economico delle famiglie romane in lista di attesa con un Isee inferiore ai 25mila euro e che abbiano sostenuto spese per portare il proprio figlio in un nido privato, – afferma Moscovini – con la stessa cifra si potrebbe costruire un nido da 60 posti compreso l’arredo. Secondo l’indagine dei costi medi indicati nella ricerca del Cnel sugli asili nido in Italia del maggio 2010 – spiega il sindacalista – il costo complessivo per la realizzazione e l’arredo di un nido di tali dimensioni secondo ammonterebbe a 1.308mila euro».

Critica anche la situazione delle educatrici il cui numero diminuisce di oltre il 5% ogni anno: nel 2010 erano 2.558 e nel 2012 sono scese a 2.520. Anche su questo fronte la Cgil ha fatti sentire la sua voce in Campidoglio, chiedendo un impegno a coprire le cattedre vacanti, 580 carenze su un organico di 3.100, e avviando una nuova stagione di stabilizzazione del personale precario. «Così – spiega Fabio Moscovini della Cgil – si eviterebbe di spendere tempo e risorse per nuovi concorsi, utilizzando personale già formato».

Ester Trevisan