A tutto GAS, famiglie unite contro la crisi

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Alcuni hanno nomi dal sapore “politicamente nostalgico”, come “Felce e mirtillo” a Montespaccato nel municipio XVIII, e altri, come “Banda Gassotti” a Monteverde, “Gasper” nel municipio III, e “GaSDotto” nella provincia nord est di Roma, che evocano fumetti e cartoni animati. Nomi che attingono al passato ma che stanno lì a identificare realtà rese sempre più attuali dalla crisi economica. Sono i Gas, cioè i Gruppi di acquisto solidale, aderenti alla Rete del Lazio che finora hanno raggiunto quota 43.

I Gas rappresentano esperienze di acquisto collettivo, orientate secondo precisi criteri di solidarietà, da parte di un insieme di cittadini che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso e da piccoli produttori locali prodotti alimentari e di uso comune da ridistribuire tra loro. Se sono “appena” 43 i Gas che, attraverso l’adesione alla Rete regionale, hanno acquistato una veste ufficiale, quelli che “ballano da soli” sono circa 160. E’ questa, infatti, la cifra che emerge dalla mappatura effettuata dall’università Federico II di Napoli insieme con il Consorzio “Altra economia Roma”, autrice della ricerca Agrimaps presentata lo scorso 19 ottobre.

La fotografia del panorama di Roma e provincia parla di una sensibile diffusione di queste pratiche sul territorio capitolino: nel giro di pochi anni, infatti, si è riscontrato un aumento esponenziale dei Gruppi di acquisto solidale. Il totale dei nuclei familiari coinvolti direttamente nella ricerca è di 1.350, ma le stime totali delle famiglie che aderiscono ai Gas portano a ritenere che siano oltre 10mila. Considerando che la spesa media annua per ogni famiglia si aggira intorno ai mille euro e che la spesa per ogni gruppo d’acquisto è di circa 50mila euro, i ricercatori deducono che la spesa complessiva in un anno di questo movimento sia di oltre 8 milioni di euro. Un’economia certamente ancora di nicchia, considerato il volume di spesa annua delle famiglie romane, ma che inizia a farsi sentire e a chiedere maggiore spazio e attenzione.

Nella mappa dei Gas di Roma e provincia elaborata dalla ricerca è possibile verificare l’esistenza di un gruppo di acquisto in un determinato territorio e anche conoscere i produttori che quel Gas ha scelto per costruire la propria filiera di consumo alternativo. La ricerca ha permesso inoltre di raccogliere alcuni suggerimenti per rafforzare e moltiplicare questo tipo di esperienze nei territori. Secondo le persone intervistate nelle diverse sedi dei Gas, prima di tutto è necessario creare occasioni per fare rete tra i Gruppi di acquisto, magari partendo da “intergas territoriali” che siano in grado di favorire il confronto e lo scambio di informazioni, ma anche l’organizzazione di ordini comuni per la spesa di alcuni prodotti.

Un altro suggerimento su cui gli intervistati insistono molto riguarda, invece, la necessità di avere luoghi diffusi nei territori dove poter immagazzinare e gestire la fase di distribuzione dei prodotti alle famiglie. Chi aderisce ai Gas, dunque, lamenta la mancanza di piccole strutture di servizio che secondo molti potrebbero esser messe a disposizione dalle amministrazioni locali. In questi locali si potrebbero connettere alcuni servizi di supporto ai Gas, per esempio per il trasporto condiviso, ma anche per l’avvio e l’accompagnamento di nuovi gruppi d’acquisto e per le iniziative di informazione dedicate ai temi del consumo critico e responsabile nei territori.

La Rete Gas Lazio organizza acquisti collettivi o gruppi di acquisto temporanei tra le realtà aderenti o di alcune zone e comunque facilita la collaborazione per l’acquisto in comune di prodotti difficili da reperire per un singolo gruppo d’acquisto perché richiedono volumi ingenti o un unico trasporto come il caso dei detersivi e altri articoli per la casa o per l’infanzia. In alcuni casi gli acquisti sono legati a un progetto o a un produttore “adottato” dalla Rete come avviene, per esempio, per le consegne invernali di arance dalla Calabria.

Ester Trevisan