Malagrotta, governo: «No alla proroga»

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Nuove tempestose turbolenze sulla vicenda dei rifiuti della Capitale e che turbolenze. Ieri mattina durante il question time alla Camera, il ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda ha affermato “papale papale” che non è possibile prorogare oltre il 31 dicembre 2012 lo stato d’emergenza dichiarato per trovare una soluzione alternativa alla discarica di Malagrotta, quindi la competenza in materia di gestione del ciclo integrato dei rifiuti tornerà nelle mani di Regione, Provincia e Comune.

Si chiude così la parentesi del commissariamento di Goffredo Sottile che aveva trovato una soluzione con la discarica temporanea dei Monti dell’Ortaccio duramente contestata dalle popolazioni organizzate in comitati locali. Secondo Giarda, Regione, Provincia e Comune di Roma «nonostante le sollecitazioni del governo fino ad oggi non hanno dato indicazioni sulle soluzioni che si propongono di adottare per rassicurare il rispetto delle direttive europee».

Ecco perché il ministro Clini sta valutando misure straordinarie «per assicurare che l’autorizzazione dei progetti avvenga in tempi compatibili con il rispetto degli impegni assunti dal nostro Paese in ambito europeo così da evitare il rischio di sanzioni economiche».

Quali siano queste misure straordinarie e quali i progetti non lo dice, ma riferendo le impressioni del ministro punta proprio il dito sulle responsabilità delle tre istituzioni. Non solo, ma se si rivelasse necessario trasferire temporaneamente una parte dei rifiuti di Roma fuori regione, «il problema dei tempi renderebbe indispensabile il ricorso a misure urgenti» anche di carattere legislativo.

Si dà il caso che poco prima di queste dichiarazioni Gianni Alemanno, nel corso dell'intervista ad una tv locale, citasse la funzione salvifica della mega discarica di Malagrotta negli anni 80, sostenendo che il sito migliore per la nuova discarica deve essere individuato dalla Provincia.

Dopo le dichiarazioni di Giarda è cominciato il consueto e paralizzante balletto delle responsabilità con l’assessore provinciale Michele Civita che invitava Alemanno a non “buttarla in caciara” sotto elezioni e sostenendo che la Provincia ha fatto la propria parte “individuando le zone idonee nell’intero territorio provinciale per la localizzazione delle discariche” con evidente riferimento alla proposta dei Pian dell’Olmo. Civita ha poi tirato in ballo la sotto-utilizzazione degli impianti di trattamento, i ritardi nella raccolta differenziata a Roma città citando invece l’esempio virtuoso dei comuni della provincia che al 65% la raccolta differenziata la praticano di già.

Insomma, le solite polemiche se non fosse che anche la Regione dei dimissionari ha voluto dire la sua: intanto accusando Giarda di avere «informazioni incomplete o errate» sull’operato dell’Amministrazione regionale che già con il commissariamento del prefetto Pecoraro ha messo a disposizione mezzi, uomini e risorse a supporto del Commissario. E ci mancherebbe altro. Poi, tanto per divagare, ha accusato Ama e Colari di non aver ancora presentato le domande per avviare le procedure di autorizzazione degli impianti di trattamento.

Sin qui acqua fresca perché il nocciolo del problema sta nel seguito del comunicato quando afferma che la Regione è in attesa «dei provvedimenti, in scadenza nei prossimi giorni, da parte della Provincia di Roma, che non ha ancora provveduto ad individuare le aree idonee ad ospitare gli impianti di smaltimento definitivi (ovvero le discariche ndr)».

E con quest'ultima affermazione riparte il gioco dell'oca che questa volta ha però un obiettivo preciso: la provincia di Zingaretti. Il che puzza molto di campagna elettorale senza esclusione di colpi, mentre a decidere sarà il governo.

gl

 

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