Fiumicino, sequestrato il cantiere del porto turistico

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I finanzieri del comando provinciale di Roma stanno sequestrando l’intera area del cantiere del porto turistico di Fiumicino, che si estende su una superficie di oltre cento ettari, per il reato di frode nelle pubbliche forniture. Le prime opere realizzate in quello che è destinato a diventare uno dei porti turistici più importanti del Mar Mediterraneo con un costo stimato di circa 400 milioni di euro, presenterebbero carenze strutturali così gravi da far temere per la stabilità e la sicurezza.

Il progetto dell’opera, affidato ad una società del gruppo Acqua Pia Antica Marcia, prevedeva la realizzazione, sia a mare che a terra, di cantieri nautici, strutture abitative, ricettive, commerciali, sportive e box auto e, secondo le intenzioni, doveva garantire la ricettività di circa 1.500 imbarcazioni.

La Guardia di finanza contestualmente al sequestro ha notificato sette avvisi di garanzia. Tra gli indagati c'è anche l'imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone.

Dalle indagini è emerso che, dietro i lavori di costruzione del “Porto della Concordia” di Fiumicino, avrebbe operato un meccanismo di affidamento delle commesse tra imprese riconducibili, direttamente o indirettamente, al noto gruppo romano, con l’intento di realizzare l’opera ad un costo di gran lunga inferiore a quello stimato, di circa 400 milioni di euro.

In particolare, l’impresa concessionaria, da parte della Regione Lazio, della zona demaniale marittima per un periodo di 90 anni – una società partecipata da un ente pubblico e di fatto gestita, anche attraverso patti di sindacato, dal citato gruppo imprenditoriale – avrebbe affidato, senza ricorrere ad alcuna gara di appalto, la realizzazione “chiavi in mano” della struttura ad una società “general contractor” sempre del gruppo, che, a sua volta, avrebbe sub-affidato le varie commesse, a costi contrattuali sensibilmente inferiori, ad altre società, peraltro prive di sufficienti capacità imprenditoriali e strutturali.

Soltanto l’ultima impresa della catena, una società di Reggio Emilia estranea al perimetro dell’Acqua Pia Antica Marcia, avrebbe avuto il compito di eseguire materialmente i lavori di costruzione dell’opera, ad un costo pari a circa un quarto di quello stimato, ovvero 100 milioni di euro in luogo di 400.

La stessa contrattualistica utilizzata presenterebbe alcune evidenti anomalie: contratti redatti a distanza di un giorno, società inserite nella catena dei subappalti che avrebbero affidato i lavori ad altri soggetti prima di essere formalmente incaricate per la loro esecuzione e, addirittura, vi sarebbe stato, in un caso, il sub-affidamento delle opere senza un’assegnazione “a monte”.

Il sistema sarebbe stato funzionale ad una rilevante contrazione degli oneri di costruzione, a tutto beneficio delle società del noto gruppo, Dagli accertamenti, è stato appurato che, in sede di esecuzione, sarebbero state introdotte varianti sostanziali al progetto definitivo a suo tempo approvato dalla Regione Lazio, senza che quest’ultima avesse mai validato le modifiche, nonché l’impiego di materiale inidoneo in quantità rilevante, la completa assenza del geo-tessuto e le modalità di costruzione non conformi a quelle previste, con ripercussioni negative sulla qualità delle opere in via di realizzazione ed, in buona sostanza, sulla loro stabilità e la sicurezza, come confermato dalle stesse perizie disposte dall’Autorità Giudiziaria.

I lavori – che erano iniziati a maggio del 2010 e sospesi, dopo alcuni mesi, per mancanza di fondi – hanno portato alla costruzione dei moli sopraflutto e di sottoflutto, denominati “Molo di Traiano e di Claudio”, un pontile centrale, il “Molo di Augusto”, la “Darsena della Salute” e la banchina di riva, del valore di circa 19,5 milioni di euro.

La precarietà delle prime opere è apparsa evidente con le recenti precipitazioni temporalesche e le mareggiate di fine ottobre, che hanno addirittura causato lo sprofondamento della zona terminale del Molo di Traiano, rilevato dai militari della Capitaneria di Porto subito intervenuti.

La gravità della situazione ha quindi indotto il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Civitavecchia, dott.ssa Chiara Gallo, a disporre il sequestro preventivo dell’intera area del cantiere, il cui accesso è stato interdetto.

La Procura della Repubblica di Civitavecchia ha iscritto nel registro degli indagati sette persone, a titolo di concorso, tra cui il “dominus” ed amministratore di fatto del gruppo imprenditoriale, i legali rappresentanti delle società sub-appaltatrici nonché il direttore dei lavori, per il reato di frode nelle pubbliche forniture nel corso della realizzazione di un’opera di interesse generale.