Albano, battaglia sull’inceneritore: nuovi ricorsi. E polemiche

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Definirlo un finimondo è riduttivo. Quanto sta accadendo intorno all'inceneritore di Roncigliano ha dell'incredibile. Una miriade di botta e risposta, antiche alleanze che si sfaldano, nuovi ricorsi all'orizzonte e addirittura dimissioni, che sanno di clamoroso.

Ma andiamo per gradi, partendo da Roma dove a buttare benzina sul fuoco ci ha pensato Alemanno: «In relazione al gassificatore di Albano, in realizzazione con un consorzio Ama-Acea-Colari – ha sibillato il primo cittadino – ci sono delle difficoltà proprio date dalla natura del consorzio. Per questo si è scelto di creare una società in cui Ama abbia la maggioranza. Comunque i lavori continuano».

Parole pesanti che a stretto giro hanno scatenato la reazione del presidente dei Verdi Lazio Bonessio: «Altro che strategia Rifiuti Zero, è uno Zero di idee oltretutto ben confuse, ciò che ha dichiarato Alemanno in materia di rifiuti», ha detto riferendosi pure all'opportunità di spedire all'estero la monnezza capitolina. Poi sull'impianto castellano: «Alemanno arriva perfino a rilanciare la partecipazione di Ama alla società mista per la realizzazione-gestione dell’inceneritore di Albano ignorando – aggiunge il presidente dei Verdi – che la recente sentenza del Consiglio di Stato ha si riattivato la procedura ma ha al contempo negato l'accesso ai fondi pubblici Cip6, cosa che renderà “economicamente svantaggioso” e quindi, di fatto, non realizzabile visto che dovrebbe sostenersi solo con la tariffa di smaltimento».

Intanto lunedì sono arrivate le “dimissioni irrevocabili” dell'amministratore unico della Pontina Ambiente Francesco Rando, che dopo aver «letto su un noto quotidiano on line – spiega – un articolo che riprende ancora una volta l'argomento di presunti gravi illeciti perpetrati, in particolare, nella zona di Albano a danno dei comuni serviti in quel comprensorio», ha deciso di lasciare il proprio incarico «per non prestare il fianco a ulteriori capziose illazioni».

E ai Castelli invece cosa succede? La situazione è quanto mai esplosiva con l'alleanza tra comitato Noinc e Comune di Albano ormai al capolinea dopo la vicenda della famigerata lettera inviata ai sindaci di bacino – tra cui Palazzo Savelli – da Cerroni (vedi box in pagina). Una polemica che non ha distolto l'attenzione di Castri e compagni dalla battaglia legale: il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali di Strasburgo, firmato da quasi tremila cittadini, infatti “è stato prevalutato, proprio la settimana scorsa, da un’apposita commissione, e considerato ammissibile. Doveva essere, ed è stato, – dice il referente Castri – un altro segnale politico, ancor prima che giuridico, di contrarietà all'inceneritore».

Marco Montini