L’ombra della piovra

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Roma terra di conquista delle mafie. La piovra ha da tempo allungato i suoi tentacoli sulla capitale, e li ha estesi al resto della regione, con particolare riguardo per la zona costiera. Secondo la Silp Cgil nel Lazio operano circa 60 clan mafiosi, per un totale di 120 famiglie.

Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra si spartiscono il territorio e gli affari con l’aiuto della criminalità locale e delle mafie internazionali. I soldi accumulati con il narcotraffico, l’estorsione, l’usura, il traffico d’armi e la prostituzione, vengono ripuliti nei campi della ristorazione, del mercato immobiliare e delle automobili. Il business principale è ovviamente lo spaccio, e destano allarme i dati della Direzione centrale servizi antidroga divulgati in un recente dossier di Libera.

Nel 2011 il Lazio è al primo posto per kg di droga sequestrati (7945), con un incremento di oltre il 300% rispetto al 2010. A Roma e provincia si è passati dai 1791 kg sequestrati nel 2010 ai 7841 sequestrati nel 2011. Cresce anche il fenomeno del “pizzo”, sono 283 le estorsioni denunciate a Roma. E a fronte di queste, spiega Gianni Ciotti della Silp Cgil, ci sono 282 danneggiamenti a seguito d’incendio: ‹‹Un dato praticamente equivalente, sono ritorsioni dopo la denuncia››. Accanto ai reati tradizionali crescono quelli dei colletti bianchi: nel 2011 fra corruzione, abuso d’ufficio, concussione, peculato e altri reati contro la pubblica amministrazione sono stati aperti a Roma 4823 nuovi procedimenti, 600 in più rispetto al 2010. Ed è particolarmente in espansione anche il settore delle ecomafie: 2463 le infrazioni contro l’ambiente accertate nel Lazio, a una media di 7 al giorno.

Qui a far la voce del leone sono il ciclo illegale dei rifiuti e quello del cemento. La faccia pulita delle cosche è invece quella dei locali più in della capitale in mano alle ‘ndrine: destarono scalpore i sequestri del Cafè de Paris, nelle mani degli Alvaro di Sinopoli, e dell’Antico Caffè Chigi, gestito dai Gallico di Palmi. E al 3 settembre 2012 nel Lazio sono 599 i beni confiscati alle mafie, di cui 470 immobili e 129 aziende. D’altronde lo scorso anno fu proprio il prefetto Pecoraro, in seguito all’ondata di omicidi e gambizzazioni che colpì Roma, a disegnare la geografia mafiosa del Lazio in commissione antimafia. Se a Tor Bella Monaca il clan camorrista Moccia, di Afragola, controlla lo spaccio, a Ciampino e Centocelle c’è il clan Senese. Ad Acilia è ancora camorra, con Mario Iovine ‹‹che ha creato una base logistica per sale da gioco, videopoker e scommesse online››.

Ostia è terra ambita sia per la gestione dei lotti di spiaggia che per il traffico di cocaina: anche qui c’è il clan camorrista Senese, ma c’è anche cosa nostra, con i Triassi (legati ai Cuntrera Caruana) e i Picarella. Ad Anzio e Nettuno ci sono le ‘ndrine dei Gallace e dei Novella, dedite alle truffe alle assicurazioni, oltre che al traffico di droga e armi. A Latina e Aprilia ci sono la camorra e i Casalesi, basti pensare alla vicenda del mercato ortofrutticolo di Fondi. Il porto rende invece appetibile la zona di Civitavecchia, su cui hanno messo le mani tutte e tre le organizzazioni: c’è la ‘ndrangheta, c’è la camorra con i Giuliano di Napoli, e c’è la mafia con i gelesi Rinzivillo ed Emanuello, ‹‹interessati a prendere subappalti e fornire manodopera nell’ambito della realizzazione della centrale di Torrevaldaliga Nord››.

La mafia è particolarmente interessata ai lavori pubblici sulla costa, mentre le ‘ndrine sono più attive nei settori immobiliare, alberghiero e della ristorazione. Famiglie come i Piromalli, i Molè, gli Alvaro, i Palamara, con notevolissimi cifre frutto di attività illecite da investire e ripulire. ‹‹In particolare gli Alvaro e i Palamara hanno creato società fittizie aventi per oggetto la gestione di bar, ristoranti, pizzerie, paninoteche, con soldi provenienti da un traffico di droga Italia-Germania. E hanno acquistato esercizi commerciali a Roma centro a prezzi molto più bassi di quelli di mercato››.

La camorra invece spazia dal mercato delle merci contraffatte (in collaborazione con i cinesi), al mercato immobiliare, senza disdegnare i tipici reati romani come l’usura e il gioco d’azzardo. Anche il vecchio cravattaro si è evoluto: il reato di usura è sempre più spesso un reato associativo, in cui si inseriscono anche le organizzazioni mafiose.

Davide Lombardi