Monti dell’Ortaccio si può fare: a Colari l’ultima parola

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La discarica a Monti dell'Ortaccio è ormai questione di giorni. Tempo di rivedere le carte e mettere giù le prime disposizioni per l'ordinanza. In una serie di telefonate e riunioni a porte chiuse si è deciso il futuro dell'ex cava destinata a sostituire la vicina Malagrotta.

Le prime indiscrezioni di corridoio parlano di un invaso dimezzato (da quattro milioni e 800mila metri cubi a 2 milioni e 600mila). Per garantire "la massima sicurezza ambientale concepibile", il progetto è stato integrato con la previsione di un diaframma plastico (polder) a protezione. Inoltre e' stato predisposto "un bacino di ossidazione per stabilizzare la parte umida derivata dalle stazioni di trasferenza attrezzate".

Disposizioni giudicate in maniera positiva dalle istituzioni coinvolte, che però non hanno dato tutte lo stesso parere. Regione e Provincia sono dalla parte dei no. Fino a ieri mancava invece il giudizio del Campidoglio, che sta, come noto, con il gruppetto dei contrari. C'è anzitutto un motivo ideologico: "mai più discariche nella Valle Galeria".

Parlando invece di progetto non è stata ancora raggiunta un'intesa sui tempi. Il proprietario Cerroni spinge per un periodo di 36 mesi, che giustificherebbe così l'investimento da 80 milioni di euro. In disaccordo, e con loro ci sarebbe anche il commissario Sottile, gli enti locali, che chiedono una scadenza a 18 mesi.

Poi c'è la questione della falda. La più importante. Secondo le voci la Provincia non sarebbe convinta della metodologia di ricerca effettuata. Non è stato accertato, ad esempio, se c'è o meno una corrispondenza con le piogge, che renderebbe più complesso l'intervento nell’area. E su questo sarà decisivo il parere dell'Autorità di Bacino. Che si dice possibilista, ma solo se si rispettano alcune prescrizioni. Indicazioni raccolte ieri dal commissario Sottile, riunito insieme a rappresentanti di Regione, Campidoglio e Provincia, e trasmesse alla Colari. Che ha ora l’ultima parola.

Carmine Seta