Se Facebook aiuta i ladri

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Non cambia molto nei numeri, ma di certo si evolve, approfittando anche delle nuove tecnologie e della “piazza virtuale”. Il fenomeno dei furti in appartamento o in villa non conosce pause e, soprattutto, continua a non conoscere ostacoli.

Che siano grate, videocamere o sistemi d’allarme, c’è sempre il sistema per arrivare al tanto agognato bottino. Anche se, rispetto al 2011, i colpi piazzati sono in leggera diminuzione. Forse perché si sta più in casa, forse perché l’occhio è diventato più attento e il sonno più leggero, fatto sta che dopo il “picco” dello scorso anno anche i cosiddetti “topi” hanno fatto dell’ottimizzazione la loro parola d’ordine. Perché se da una parte sono aumentati gli “improvvisati”, dall’altra cresce il periodo dedicato alla fase di studio delle “vittime” e delle loro abitudini.

La simbologia apposta accanto ai cognomi dei vari citofoni, modus operandi tipico delle popolazioni nomadi balzato alle cronache dopo un servizio de “Le Iene”, rimane a metà tra leggenda e verità perché sui muri di molti palazzi i segni ci sono e sono evidenti, ma mancano le corrispondenze e soprattutto non c’è ancora un codice riconosciuto e univoco.

In attesa di un’opportuna decodifica, le forze dell’ordine hanno però imparato a conoscere le diverse tecniche utilizzate, ciascuna tipica delle varie etnie specializzatesi a svaligiare le case nel corso degli ultimi anni. La maggior parte dei furti è riconducibile a due filoni principali, il primo rappresentato dai rom o zingari, il secondo da bande specializzate composte da cittadini dell’est Europa, in primis georgiani, albanesi, bulgari e romeni.

Colpo modesto bottino sicuro, potrebbe essere questo lo slogan utilizzato dai nomadi, privi di adeguata specializzazione ma spesso pronti anche a mettere a rischio la sicurezza dei propri parenti o figli minorenni per arrivare a soldi e oggetti preziosi. Per questo si spostano spesso, privilegiando le zone di semi-periferia (Appio, Tiburtino, Prima Porta) da quelle storicamente più bersagliate come Eur, Parioli, Salario.

Per mettere in piedi un furto ci vogliono pochi secondi: si sceglie un appartamento, spesso al piano terra, spesso in orario serale o notturno o nei giorni festivi, in un condominio privo di sorveglianza. Il primo passo prevede l’utilizzo del citofono, e se nessuno risponde si va avanti. Arnesi rudimentali, quelli utilizzati in questo caso, come cacciaviti o lastre di alluminio che si fanno scorrere ai lati della porta (non blindata) per far scattare la serratura. Una volta dentro si prende quel che si può, pensando prima di tutto a fare più in fretta possibile. Se ci si riesce, si passa anche da una finestra “non protetta”, meglio ancora se lontana da occhi indiscreti.

Diverso il livello di budget e la specializzazione su cui possono contare invece le bande specializzate, che prima di entrare in azione si dedicano ad appostamenti e pedinamenti per scoprire gli orari “migliori” in cui effettuare il furto. Georgiani, albanesi e bulgari non temono le porte blindate, perché utilizzano i cosiddetti tubi “innocenti” per sfondare il blocco della serratura. Ci vogliono alcuni minuti, per questo scelgono le periferie. Ma se proprio non possono resistere, basta applicare un nastro oscurante sugli spioncini dei vicini per ottenere la massima privacy.

Se i furti in appartamento diventano una vera e propria piaga nei mesi estivi, nei mesi invernali l’interesse dei ladri si sposta nelle ville della provincia, spesso utilizzate come case vacanza e perciò disabitate. In questo caso, basta superare la recinzione per essere liberi di “lavorare” con la massima tranquillità. E si ha più tempo a disposizione, perché il proprietario si rende conto del furto subito a diversi giorni di distanza.

Rispetto allo scorso anno si sono ridotti al lumicino i “furti al sonnifero” effettuati in presenza degli occupanti, con i residenti che in alcuni casi avevano annunciato l’istituzione di “ronde” più o meno autorizzate, ma continua a crescere sensibilmente la richiesta di controlli a tappeto da parte delle forze dell’ordine. Per il basso livello di preparazione, le ville sono preda di cittadini dell’Est, italiani (ma in minima parte) e nordafricani. Ad Ardea, nei mesi scorsi, sono stati pizzicati in flagrante anche due cileni.

La novità principale è che anche i ladri usano facebook e gli altri social network. Per capire quando colpire. Per questo polizia e carabinieri raccomandano di non scrivere quando si parte o ci si allontana da casa. Di non lasciare messaggi in segreteria. E di fare il più possibile amicizia col vicino. Potrebbe essere chi ci abita accanto, l’unico rimedio efficace contro i ladri. Le forze dell’ordine di piazza Vescovio lo hanno spiegato ad alcuni anziani nel corso di incontri organizzati appositamente dall’Arma dei carabinieri presso le parrocchie e i centri di aggregazione. Il prezzo della privacy è anche questo.

Diego Cappelli