Salasso di Natale: arriva la stangata Imu

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E' scaduto ieri il termine per il versamento del saldo dell'Imu. Un Natale più povero per gli italiani che hanno visto fortemente erose le proprie tredicesime e che, al termine di un lungo tira e molla su aliquote e su date di scadenza, adesso non potranno più sottrarsi dal saldare l’imposta.

A pagare uno dei conti più salati d’Italia sono proprio i romani costretti a sborsare il 5 per mille sulla prima casa, per un’aliquota che non è certamente tra le più basse, e il massimo – ovvero il 10,6 per mille – sulle seconde abitazioni.

I conti sono presto fatti: per una casa da 70 metri quadri accatastata A2, l’Imu complessiva supera gli 800 euro, per un saldo di oltre 500. Insomma, un salasso del quale ovviamente i cittadini capitolini avrebbero fatto volentieri a meno. Peggio è andata per le abitazioni di tipo A3 (di tipo economico) per cui la seconda rata è sostanzialmente raddoppiata rispetto alla prima: si passa da 200 a oltre 350 euro per un totale di 550 euro. Per le seconde case il conto finale, compreso il saldo, è di 2.161 euro per un A2 e di 1.608 euro per un A3. Non meglio andrà a genovesi, milanesi e napoletani ma insomma il quadro generale è un po’ ovunque in nero. Durissime le critiche che piovono dal centrosinistra.

«La stangata – dice il Pd Paolo Masini – ha un nome ed un cognome: Gianni Alemanno». Parla di “Pacco di Natale in anticipo” il Dl Stefano Pedica, che accusa il sindaco di rimpinguare le casse comunali sulle spalle dei poveri cittadini romani. «Eppure – aggiunge – invece di svuotare le tasche ai romani sarebbe bastato tagliare qualche consulenza».

Patrizia Prestipino sceglie ancora, rivendicandola, l’iniziativa dell’”Imu giusto per Roma” portata avanti con vistosi cartelli. «Non è una iniziativa contro il Governo – dice la candidata alle primarie per il sindaco – ma contro la mala gestione del Campidoglio. I comuni hanno la facoltà di decidere l’aliquota più adatta da applicare e Alemanno ha scelto per Roma le più alte. E’ necessario ristabilire una situazione di equilibrio e andare incontro ai cittadini che, tra l’altro, non vedono riscontro tra i loro sacrifici economici e i servizi prestati dall’Amministrazione capitolina». Critiche vibranti sono piovute sul primo cittadino un po’ da tutte le parti.

Se a Roma si piange, altrove non si ride. L’Imu resta tassa malvista in tutte le latitudini anche se il peso che grava sulle tasche dei cittadini varia da Comune a Comune. Se la passano male, malissimo, quelli di Rocca Priora (comune in dissesto e quindi costretto a fissar aliquote massime) e di Velletri, costretti a versare il massimo sia sulla prima che sulla seconda casa: pochissime le amministrazioni – tra queste quelle di Cerveteri ed Ardea – che hanno scelto di non portare al massimo l’aliquota sulla seconda casa. Qualcuno ha provato a mantenere al minimo l’Imu sulla prima abitazione: è il caso di Frascati, Ariccia (comune comunque commissariato) e Castelgandolfo ai Castelli e di Nettuno, Ardea e Pomezia sul litorale.

Curioso il caso di Frascati: in giugno l’amministrazione di centrosinistra aveva dichiarato, con tanto di manifesti, di voler portare l’aliquota sulla prima casa fino al 2 per mille. A conti fatti ciò non è stato possibile e da questo “flop comunicativo” ne è derivata una crisi lunga tre mesi risolta proprio ieri dal sindaco Di Tommaso, che aveva perso 3 consiglieri del Pd, con l’innesto in maggioranza dell’ex Pdl Mario Gori.

Comunque vada, paese che vai, Imu che trovi: tra coloro che hanno tentato un difficile equilibrismo come Nemi (4,5 sulla prima e 9,7 sulla seconda) e Lariano (rispettivamente 5 e 10) e coloro che invece si sono “consegnati” alla moda dominante di portare al massimo tutto ciò che non fosse considerato socialmente rilevante come le seconde case, il quadro che ne esce è una vera giungla. Nella quale a pagare sono solo ed esclusivamente i cittadini che almeno chiedono un adeguamento di servizi e decoro. Ma un po’ ovunque è come chiedere la luna. 

Marco Caroni