Arriva il blocco sfratti. Ma è solo una tregua: allerta nella capitale

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Case degli enti, riscoppia la polemica. Sono passati solo pochi giorni dalle clamorose occupazioni di sette palazzine in via delle Province e al Prenestino, Trastevere, Anagnina, Ponte di Nona, Ostiense, Torrevecchia che il tema torna di scottante attualità. “Colpa” del nuovo sfratto avvenuto ieri di undici persone (un'intera famiglia romana tra i quali anche minorenni) da un appartamento di proprietà dell'Istituto Pasteur – Fondazione Cenci Bolognetti.

«Un centro d'eccellenza per la ricerca scientifica che svolge il suo pregevole servizio a favore della cura delle patologie umane – polemizza Luigi Bartone, responsabile politiche abitative del Pd di Roma -. Eppure l'Istituto Pasteur in alcuni casi dimentica la dignità umana che é alla base di ogni studio e ricerca. È strano, o quantomeno anomalo, che un Ente si adoperi a far rientrare giovani e brillanti menti dall'estero e tolga ad una famiglia numerosa e bisognosa di aiuto il principale bene, la casa». Bartone rimarca che il Partito Democratico di Roma, grazie anche all'aiuto dell'onorevole Roberto Morassut da sempre attento a queste tematiche, cercherà di portare all'attenzione delle istituzioni e dell'opinione pubblica la sgradevole situazione, «sicuri che gli interessi dell'uomo prevarranno su quelli economici».

Per parlare di sfratti e anche del cambio della legge sulle vendite delle case di proprietà degli Enti pubblici e privatizzati si terrà un’assemblea pubblica al Centro Congressi Cavour venerdì 21 dicembre, ne parleranno insieme alle associazioni ed i comitati degli inquilini, oltre allo stesso Morassut, il consigliere provinciale Nicola Galloro ed il segretario regionale del Sunia Piero Ranieri.

n tema sentitissimo che riguarda circa 60mila famiglie e 300mila persone. In mancanza di un decreto, infatti, le vendite e gli affitti schizzano a prezzi d'oro. Salgono le richieste mensili agli abitanti o per la vendita, delegata a fondi immobiliari, i costi diventano quelli di mercato. E molte famiglie, conseguenzialmente, vanno in crisi e rischiano lo sfratto. Tra gli enti previdenziali pubblici ci sono Inps, Inpadap e Inail. Tra quelli privati compaiono l'Empaia, l'Enasarco, le Casse degli ordini professionali, i Fondi degli istituti bancari. E mentre per i primi la legge ha consentito la cartolarizzazione, i secondi hanno affidato i loro patrimoni a fondi immobiliari, che affittano e vendono a puri prezzi di mercato.

Sul tema si è pronunciato (in ritardo) il sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha scritto lunedì al prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro per bloccare immediatamente l’esecuzione degli sfratti chiesta per gli inquilini delle case degli enti previdenziali. Per il primo cittadino il procedimento di dismissione degli immobili degli enti «sta determinando rilevanti aumenti dei canoni anche nei confronti dei soggetti con basso reddito che si trovano nella oggettiva condizione di non poter sostenere i valori di vendita delle abitazioni, con il potenziale rischio di sfratto ed il conseguente aggravamento dell’emergenza abitativa già in atto nella Capitale».

Alemanno ha poi ricordato che «sono all’esame del Parlamento specifiche proposte di legge». E proprio ieri la commissione Bilancio del Senato, nel dare via libera all'emendamento alla legge di stabilità che sostituisce in parte il consueto “milleproroghe” di fine anno, ha approvato la norma per il blocco degli sfratti sino al 30 giugno e dei contratti dei precari della Pubblica amministrazione sino al 31 luglio.

Una “vittoria” blanda, secondo l'Unione Inquilini che tuona: «Il governo Monti riesce a fare peggio di quello Berlusconi: la proroga dell’esecuzione degli sfratti ha un doppio limite. Viene limitata agli sfratti per finita locazione e ai soli primi 6 mesi dell’anno invece che per tutto il 2013 (mentre precedentemente almeno era per tutto l’anno). Neanche è stato dato avvio alla cosa più semplice e immediata: un piano straordinario per mettere in condizione di ristrutturare quelle decine di migliaia di alloggi pubblici ogni vuoti perché dichiarati inagibili. Da tecnici ci si aspetterebbe almeno un minimo di serietà. Si tratta di una vera vergogna».

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