Flop del movimento Alba Dorata. Ma comunità ebraiche in allerta

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La fondazione dell’ennesimo partito fascista o pseudo fascista non è proprio quello che ci si aspettava come regalo di Natale. Fatto sta che venerdì, proprio nel giorno in cui i Maya avevano profetizzato la fine del mondo, ma anche quel solstizio d’inverno tanto caro a chi mischia un po’ di culti solari, esoterismo e, perché, no, guarda anche a precedenti esperienze dello stesso tipo, è arrivata la costituente di Alba Dorata Italia.

Un mezzo flop, per la verità, visto che il tanto annunciato successo di sostenitori e di pubblico nei pressi dell’hotel Ergife, sede scelta per la presentazione del nuovo movimento, non c’è stato: soli quaranta partecipanti, quanto basta però per annunciare l’obiettivo delle politiche 2013.

Un gruppo che prende spunto da quello estremista dell’Aurora dorata già presente in Grecia, che per l’occasione prova a darsi una “ripulita” istituzionale lasciando a casa braccia tese, slogan contro Fini e inni al duce e cercando di spiegare il “programma” ancora in fase embrionale, ma che prevede diversi punti fermi come il ritorno alla moneta nazionale, la lotta al signoraggio bancario, la sanità gratuita per tutti, il reddito di cittadinanza, la lotta serrata all'omofobia, al razzismo e alle mafie, il rilancio dello Stato e l’espulsione immediata di tutti gli immigrati irregolari.

«Oggi (venerdì, ndr) finisce un mondo e inizia il nostro – dice Bruno Berardi, delegato per il Lazio ex Fiamma Tricolore -. Siamo un partito nazionalista, non razzista. Vogliamo raggruppare i piccoli partiti, tutta quella costellazione di area di destra, siamo già in dialogo con La Destra di Storace e Casapound». «Ci definiamo rivoluzionari – aggiunge il segretario nazionale Alessandro Gardossi – non di destra o di estrema destra, non siamo antisociali. Raccoglieremo le firme per partecipare ai voti nazionali, regionali e comunali: vogliamo salvare l’Italia».

Il partito di Storace, però, si sfila dalla discussione: «Noi non c’entriamo nulla e nulla vogliamo avere a che fare». E l’Italia, dal canto suo, più che altro guarda al battesimo del nuovo partito con preoccupazione. Come quella manifestata dall’Unione delle comunità ebraiche, che ha avuto dal governo la garanzia della massima vigilanza possibile sugli sviluppi di quest’ultimo esempio di deriva estremista.

«Per fortuna che tali organizzazioni neofasciste sembrano avere difficoltà a radicarsi socialmente» – commenta Giovanni Barbera, membro del comitato politico romano del Prc-Fds e presidente del Consiglio del Municipio Roma XVII.

Dc