Rifiuti riutilizzabili, quel tesoro nascosto nei cassonetti

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Aggrappati ai cassonetti, con a fianco un carrello di brandelli e in mano un bastone uncinato, tra scarti di cibo e scatoloni, biasimati dai passanti, allontanati dalla gente, rovistano tra le storie altrui raccogliendo rifiuti. È la silenziosa schiera dei rovistatori di cassonetti che scivola ogni giorno lungo le arterie periferiche della capitale, con i suoi sacchi di scarpe, torce e abiti usati apparecchiati su lembi di marciapiedi in attesa di pochi euro.

È il popolo dei disprezzati, degli emarginati che la gente guarda con disprezzo, ma a cui l’ambiente sorride. Costituiscono una risorsa preziosa capace di sottrarre alle precoci fauci delle discariche, oggetti riusabili che altrimenti andrebbero a smaltimento, rivendendoli, ottenendo reddito, in mercatini e spazi spesso abusivi.

Impressionanti le cifre relative al numero degli oggetti che ogni anno si riversano nei 45.000 cassonetti di Roma. Un tesoretto che ammonterebbe a 33 milioni di euro annui. E infatti i beni riusabili conferiti nelle isole ecologiche romane e avviati costosamente allo smaltimento, se messi sul mercato all’ingrosso, produrrebbero una ricchezza di 13 milioni di euro e mezzo ogni anno e assorbirebbero circa 300 persone per la preparazione al riutilizzo.

La presenza proficua di un sistema porta a porta e un maggior numero di isole ecologiche aumenterebbe il potenziale all’ingrosso portandolo a 24 milioni di euro annui, innalzando a 600 le persone impiegate in modo diretto. Si tratta di cifre interessanti che emergono dal Rapporto nazionale sul Riutilizzo 2012, realizzato dal Centro di ricerca economica e sociale della cooperativa Onlus L’Occhio del Riciclone, con il Patrocinio morale del ministero dell’Ambiente. In quest’ottica un ruolo fondamentale ha giocato la collaborazione con i rovistatori, che ha consentito di approdare a sorprendenti risultati.

Al termine di un accurato lavoro di rilevazione compiuto nel 2008 è emersa, per montagne di mobili, oggettistica, supporti musicali, materiale cartaceo depositati dai circa 2.700.000 romani, la possibilità di trasformarsi in risorsa. Protagonisti di questa importante attività volta alla gestione e valorizzazione dei rifiuti, gli operatori dell’usato che confluiscono nella Rete Onu (Rete nazionale operatori dell’usato), un imponente circuito che, accogliendo operatori e organizzatori dei mercati storici e delle pulci, delle botteghe di rigatteria e dell’usato, delle cooperative sociali, impedisce il conferimento in discarica di uno tsunami di potenziali rifiuti.

Eppure le attività legate al riuso non sono regolamentate da una normativa efficace, scoraggiate da provvedimenti poco chiari e soggetti all’interpretazione arbitraria da parte della pubblica amministrazione che relega i circa 3000 ambulanti e rigattieri della Provincia di Roma alla condizione di sommersi ed esclusi che agiscono nell’illegalità.

«L’attività di chi cerca beni usati nei cassonetti – afferma Gianfranco Bongiovanni, responsabile sociale e lavoro di Occhio del Riciclone Italia – rappresenta un assorbitore sociale ed economico che consente ai più disperati di attivare meccanismi di sopravvivenza e che deve essere regolamentata per entrare in una filiera che abbia come punto di partenza le isole ecologiche e non il rovistaggio».

E invece si assiste auna vera e propria guerra al riutilizzo che colpisce i circa 80.000 operatori dell’usato che cercano di reperire le merci per poi rivenderle all’interno dei mercatini nelle piazze della capitale. «Urge una regia territoriale – sottolinea Antonio Conti, portavoce nazionale della Rete Onu – che dia priorità alle autorizzazioni dei mercati, offrendo dignità ai rovistatori, premiandone i comportamenti virtuosi e incentivandone l’inclusione sociale dal momento che essi rappresentano oltre il 95% del settore del riutilizzo italiano e hanno serie difficoltà a svolgere con efficacia il loro lavoro a causa del vuoto normativo esistente».

Samantha De Martin

 

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