Immondizia negli impianti, sanzioni a chi si oppone

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O così o si muore. Il decreto presentato ieri al ministero è l'ultima parola del Governo per risolvere l'emergenza rifiuti romana. Ora non si può più rimandare. Ma la novità sostanziale è che il tempo per le discussioni è finito.

Come preannunciato dal ministro Corrado Clini alla vigilia del nuovo anno Goffredo Sottile, ex prefetto, si sostituirà alle competenze specifiche degli enti locali per portare la capitale fuori dall'impasse in stile napoletano ed evitare le sanzioni dell'Unione Europea. La sua carica durerà sei mesi salvo proroghe.

Tre i punti illustrati dal ministro di Monti ad amministrazioni locali e imprese interessate: forzare le tappe sul riciclo e sul recupero di materia e energia, pieno utilizzo della capacità produttiva degli impianti di trattamento meccanico biologico del Lazio, gestione integrata secondo le direttive europee e le leggi italiane. All'incontro erano presenti la governatrice del Lazio, Renata Polverini, accompagnata dall'assessore ai Rifiuti, Giuseppe Cangemi e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, affiancato dall'assessore capitolino all'Ambiente, Marco Visconti.

Per la Provincia c'era il capo Dipartimento Ambiente, Claudio Vesselli. Presenti anche il presidente della Provincia di Frosinone, Antonello Iannarilli e quello della Provincia di Latina, Armando Cusani. Entro metà mese, esattamente otto giorni dopo l'entrata in vigore del decreto, il supercommissario Sottile deve stabilire quali siano gli impianti a lavorare non a pieno regime.

Dieci giorni più tardi, cioè entro il 25 gennaio, il supercommissario diffiderà i gestori degli impianti a lavorare al massimo delle potenzialità, trattando tutti i rifiuti di Roma, Città del Vaticano, Fiumicino e Ciampino. Entro fine mese, cioè il 30 gennaio, le imprese coinvolte devono adeguarsi alle nuove disposizioni dettate dal decreto voluto dal ministero dell'Ambiente. E dopo ulteriori due settimane, cioè il 15 febbraio, ecco il via libera burocratico agli impianti.

«Le Amministrazioni devono seguire le indicazioni che il decreto dà. Se non le seguiranno, saranno giudicate inadempienti e quindi saranno sanzionate» -ha avvertito Clini, intervistato dalla Tgr Lazio. Il decreto per l'emergenza rifiuti «dice che nel Lazio – ha precisato Clini – sulla base di una tabella che è stata fornita dalla Regione, vanno utilizzate tutte le capacità di trattamento dei rifiuti in modo tale che si riduca drasticamente la quantità di rifiuti non trattati che continuano ad essere conferiti nella discarica di Malagrotta».

Relativamente ai costi delle misure contenute nel decreto il ministro ha precisato: «Il nuovo sistema – ha spiegato Clini – sicuramente costerà di più, nell'immediato, rispetto al semplice conferimento in discarica. Ma va chiarito che mandare i rifiuti in discarica non trattati, come è avvenuto fino ad ora a Roma, costerà una quantità enorme di soldi agli italiani: 500mila euro al giorno».

Sul nodo discarica Clini ha confermato la volontà di riconsiderare la proroga di Malagrotta e la realizzazione di una discarica provvisoria a Monti dell'Ortaccio «perché gran parte delle ragioni che hanno portato a queste decisioni saranno superate dai risultati del decreto. Solo in caso di necessità e limitatamente alle quantità che risulteranno dopo il riciclo e la piena utilizzazione degli impianti potrà essere considerata la possibilità di individuare aree idonee per discariche».   

Carmine Seta