Randagismo, 2012 da record

0
66

In aumento a Roma il fenomeno del randagismo. Nel 2012 la capitale ha registrato il suo record storico con 2555 cani e gatti accolti nella struttura comunale della Muratella che rappresenta l’unico canile d’ingresso della città.

Rispetto all’anno precedente si sono registrati 300 animali in più. A fotografare la situazione è Simona Novi, presidente di Io Libero, l’Associazione Volontari Canili di Porta Portese (Avcpp) che, in virtù di una convenzione siglata con il Comune di Roma, gestisce il canile comunale Muratella di via della Magliana, la Valle dei Cuccioli a Villa Borghese, il rifugio ex Poverello sulla via del Mare e, solo per quanto riguarda le adozioni, l’accoglienza ai cittadini e il supporto sanitario, anche il rifugio ex Cinodromo di Lungotevere Dante.

«L’incremento – spiega Novi – potrebbe in parte essere legato alla crisi economica che porta molte persone ad abbandonare cani e gatti. Ma il motivo principale è la mancanza di adeguate politiche per gli animali e la pesante battuta d’arresto che dal 2008 hanno subìto gli interventi di sterilizzazione». Da cinque anni, dunque, i cani che vagano per le strade romane si riproducono senza alcun freno, provocando un aumento costante della popolazione randagia a quattro zampe. Quando vengono trovati dalle ditte di accalappiacani, per i Fido senza padrone si aprono le porte della Muratella dove ricevono l’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno per poi proseguire il loro soggiorno all’interno della struttura sulla Magliana oppure essere trasferiti in altri canili. Attualmente la Muratella ospita 650 cani, l’ex Cinodromo 150, l’ex Poverello 130 e la Valle dei Cuccioli 17. I lavoratori in servizio nelle strutture sono 100, 450 i volontari in campo, 30mila le telefonate ricevute ogni anno dall’associazione e 20mila i cittadini accolti. Per portare avanti i canili, Io Libero conta sui fondi erogati dal Campidoglio in base alla convenzione: 4 milioni di euro all’anno che, però, non coprono tutte le spese da sostenere.

«Con questi soldi – afferma Simona Novi – paghiamo gli stipendi dei lavoratori, tutti assunti a tempo indeterminato, provvediamo alla pulizia delle gabbie, all’acquisto del cibo, alle cure fornite dai terapisti e ad altri servizi stabiliti dall’accordo con il Comune. Restano fuori, però, la manutenzione delle strutture e la gestione dell’aspetto sanitario che non spettano a noi e che ci costano ogni anno 100mila euro. E per reperire le risorse necessarie – ammette Simona – siamo costretti a organizzare sempre feste o eventi di raccolta fondi e ad allestire banchetti per strada. Eppure al Comune costiamo meno di quello che dà alle strutture private, e cioè 4,60euro + Iva al giorno, dove gli animali vengono semplicemente tenuti chiusi in gabbia».

Nonostante le tante difficoltà da affrontare, l’esercito di volontari di Io Libero ha dimostrato nel corso degli anni di essere “un osso duro”: «Ce l’abbiamo sempre fatta – dice con orgoglio Simona – e l’amore per gli animali non ci farà mollare. Speriamo soltanto che il Comune riconosca il ruolo importante che svolgiamo per la tutela dei diritti dei nostri amici a quattro zampe e che in futuro si dimostri più collaborativo con noi e con tutte le altre associazioni di volontariato attive in questo campo».

Ester Trevisan