Dramma nel campo rom: muore neonato

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Tragedia nel campo nomadi di via Candoni dove ieri mattina ha perso la vita un bimbo di appena 5 mesi.

L’ipotesi più accreditata è che a spegnere l’esistenza del piccolo siano stati i problemi cardiaci da cui era affetto fin dalla nascita a causa di un’anomalia al cuore. Venuto alla luce prematuramente il 29 luglio scorso, il bimbo, che non era residente a Roma, era ospite dai nonni nel villaggio attrezzato sulla Magliana.

A prestare i primi soccorsi sono stati gli agenti che, a bordo di una volante, stavano effettuando controlli all’interno dell’area. I poliziotti hanno notato il piccolo in gravi condizioni tenuto in braccio dai genitori circondati da un capannello di persone in lacrime. Gli agenti hanno subito allertato il 118 che, considerata l’urgenza del caso, ha suggerito di trasportare immediatamente il bimbo al San Camillo. Una corsa disperata contro il tempo che però non è servita a salvargli la vita: poche ore dopo l’arrivo in ospedale, il cuore malato del piccolo ha smesso di battere.

Sulla vicenda è intervenuto il vice sindaco di Roma, Sveva Belviso: «E’ terribile dover commentare la notizia della morte di un bimbo di appena cinque mesi dovuta, a quanto si apprende, da cause collegate a una cardiopatia congenita. Si tratta di un fatto drammatico che ci riempie di dolore e – conclude Belviso – a nome mio e di tutta l’amministrazione capitolina rivolgo alla famiglia il nostro profondo cordoglio per la tragedia che stanno vivendo».

Duro il commento di Gianni Paris, presidente del Municipio XV, che punta l’indice contro il profondo degrado dell’insediamento di via Candoni. «Nessuno vuole speculare sulla morte di un bambino di cinque mesi – afferma Paris – ma non si può tacere sulle condizioni gravissime in cui versa quello che era un campo modello, adeguato, dignitoso e controllato».

La denuncia del presidente del parlamentino, che già in passato ha criticato fortemente la gestione del villaggio attrezzato sulla Magliana, trae spunto da un sopralluogo al quale ha partecipato. «Ho dovuto verificare condizioni di totale abbandono ed esasperato sovraffollamento. Tra l’altro – sottolinea Paris – mi ha colpito il fatto che da tre mesi l’insediamento sia privo di fornitura elettrica. Non si può sapere se la presenza di energia, e quindi di stufe per il riscaldamento, avrebbe aiutato quel bambino. Forse no, ma l’assenza di energia elettrica non aiuta nessuno e costituisce una situazione comunque impensabile in un paese civile.

I responsabili del posto – prosegue – mi hanno riferito che qualsiasi richiesta o sollecito inviati al dipartimento e all’assessorato capitolino al Sociale rimangono lettera morta. E questo è grave. La tragedia di oggi ci ricorda il fallimento clamoroso dell’Amministrazione capitolina riguardo a un problema che è prima di tutto umano. Il rispetto dei diritti umani segnala il buon livello di civiltà di un Paese e Roma – conclude il presidente del Municipio XV – sta dimostrando di non riuscire ad assicurarlo a tutti i suoi abitanti».

Ester Trevisan