La via della cocaina

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La Camorra nel lucroso mercato romano delle sostanze stupefacenti. Scoperto l’asse della droga Napoli-Roma grazie all’accordo fra il clan camorristico degli SchiavoneNoviello e la criminalità romana.

La cocaina di Sandokan viaggiava da Scampia a Tor Bella Monaca, e arrivava anche in Abruzzo. E’ quanto emerso dalle indagini delle Fiamme Gialle del Gico che hanno portato a 10 arresti avvenuti ieri, nelle prime ore del mattino, a Roma.

Le indagini, spiegano gli investigatori, hanno appurato l’esistenza di due «agguerriti gruppi criminali», uno facente capo al laziale Romano Micconi (45 anni), l’altro al campano Gennaro Magrì (39 anni). Magrì, che scontava a Roma una misura di libertà vigilata, ha sfruttato le enormi potenzialità del mercato al consumo di cocaina e hashish offerte dalla piazza romana. Collegato a vari personaggi riconducibili al clan Schiavone-Noviello, molto attivo sul litorale laziale, Magrì si riforniva proprio dalla Camorra, a Secondigliano, di ingenti quantità di droga che andavano a finire sul mercato romano. Per farlo si avvaleva dell’opera di raccordo di Franco e Raffaele Cangiano (rispettivamente padre e figlio), mentre a trasportare cocaina e hashish nella capitale erano il 27enne Emanuele Pietrasanta e il 30enne Mariano Brischetto, scortati da Armando De Rosa (classe ’80) che si faceva tra l’altro consegnare da Magrì il corrispettivo della droga in denaro.

Anche Romano Micconi, arrestato lo scorso novembre per una rapina in banca nel pescarese, operava a stretto contatto con soggetti emersi come referenti, sul litorale pontino, del clan camorrista di Pasquale Noviello. E per i suoi affari non si fermava alla camorra, spiegano gli investigatori, ma si avvaleva anche della collaborazione di personaggi riconducibili alle potenti cosche ‘ndranghetiste dei Gallace e dei Novella, particolarmente attive sul litorale laziale, con un occhio di riguardo per quello pontino. Proprio con l’ausilio di Micconi «significative partite di droga» arrivavano in Abruzzo, al destinatario Fabio Bicenti.

Questo dunque il lucroso traffico di droga lungo l’asse «criminale» Napoli–Roma, sgominato ieri con l’operazione chiamata “Little Jack”. Dieci i provvedimenti di arresto emessi dal Gip del Tribunale di Roma Vilma Passamonti ed eseguiti dai finanzieri del comando provinciale di Roma. Le indagini, disposte dalla Dda di Roma e coordinate dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, hanno avuto inizio nel 2010.

Due anni di ricerche, pedinamenti anche in zone ad alta densità criminale come Scampia, Tor Bella Monaca e il Laurentino, videosorveglianze, intercettazioni (182 le utenze intercettate, 193mila le conversazioni “captate”), e riscontri ottenuti tramite interventi repressivi che hanno portato a tre arresti e al sequestro di 5 kg di hashish e 500 grammi di coca. Due anni di indagini che hanno appurato, se ancora ce ne fosse bisogno, che Roma e il Lazio sono piazze molto ambite dalle consorterie criminali.

Davide Lombardi