Tor Di Valle, chiude l’ippodromo

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Il 30 gennaio 2013 sarà l’ultimo giorno di corse nell’ippodromo di Tor di Valle. E a dismettere le briglie non saranno soltanto i cavalli ma anche i circa cinquanta lavoratori che finora hanno lavorato nella struttura, chi nell’amministrazione, chi addetto alla gestione delle scommesse, al totalizzatore e alla manutenzione dell’impianto.

A indicare la data della chiusura dell’ippodromo è stata giovedì la società Tor Di Valle Srl che, insieme con la proprietà, ha incontrato le organizzazioni sindacali e le rsu. «La Tor Di Valle, che gestisce l’impianto ed è già in liquidazione, – spiegano Fabrizio Micarelli, segretario della Slc Cgil di Roma e del Lazio e Massimiliano Montesi, segretario della Slc Cgil Roma ovest – ha annunciato il licenziamento di tutto il personale: un tradimento per i circa cinquanta lavoratori che in questi anni hanno garantito e contribuito, con un impegno straordinario, al regolare svolgimento dell’attività, nonostante – sottolineano i due sindacalisti – i continui ritardi nel ricevere gli stipendi e che ancora oggi li vedono creditori di otto mensilità». Dei 50 lavoratori che da febbraio resteranno a casa, 30 sono impiegati full time e 20 part time. Ed è proprio sul futuro di queste persone che la Cgil accende i riflettori: «Come al solito a pagare sono sempre gli stessi.

La proprietà dell’ippodromo, infatti, incassa i proventi della vendita dei terreni, il costruttore vede concretizzarsi il suo progetto di valorizzazione dell’area mentre i lavoratori vengono esclusi totalmente dal nuovo progetto e mandati a casa». Tra pochi giorni la proprietà di Tor Di Valle andrà in tribunale per chiedere un concordato sul fallimento e bloccare così i pignoramenti e i crediti vantati dai creditori principali tra cui figurano, appunto, i lavoratori. «Ai vertici dell’ippodromo – conclude Montesi – abbiamo chiesto di riassorbire in qualunque modo i dipendenti pur di non lasciare 50 famiglie senza stipendio. Ma, almeno finora, c’è stata una totale chiusura».

 

LA STORIA

In sella per oltre 50 anni Poi il declino

 

Inaugurato il 26 dicembre del 1959, è uno degli impianti di trotto più grandi d’Europa Una struttura che, quando fu concepita, era all’avanguardia e che poteva contare persino su una piscina dedicata alla fiositerapia dei purosangue

Con le ultime corse dei cavalli in programma il 30 gennaio, dopo oltre 50 anni di onorata carriera si chiude (tristemente) una pagina storica per Roma. L’ippodromo di Tor Di Valle, uno degli impianti di trotto più grandi d’Europa, fu inaugurato nel giorno di Santo Stefano il 26 dicembre del 1959. Una struttura che, quando fu concepita, era all’avanguardia e che poteva contare persino su una piscina dedicata alla fiositerapia dei cavalli. Esteso su una superficie enorme, l’ippodromo di Tor Di Valle ospita due corse settimanali e ogni primavera è stato teatro del più importante derby ippico d’Italia.

Poi, negli ultimi 5 anni, è iniziato un lento declino provocato dalla crisi di tutto il settore ippico nazionale. A renderlo celebre è stato anche il film cult “Febbre da cavallo”, diretto nel 1976 da Steno e interpretato da Gigi Proietti ed Enrico Montesano assieme a Francesco De Rosa, Adolfo Celi, Catherine Spaak, Mario Carotenuto e Gigi Ballista. Inizialmente il film fu ideato come prodotto di cassetta destinato a essere dimenticato rapidamente dopo la proiezione nelle sale cinematografiche. Nel tempo, però, i numerosi passaggi televisivi della pellicola lo hanno rilanciato, fino a farlo diventare un cult per appassionati della commedia leggera all'italiana e per frequentatori più o meno assidui di sale scommesse e ippodromi.

La storia narra, attraverso un lungo flashback, delle peripezie di tre amici alle prese col vizio delle scommesse ippiche: Mandrake, indossatore morto di fame, Er Pomata, disoccupato, ricco solo di grandi risorse truffaldine, e Felice, guardamacchine abusivo. I tre trascorrono gran parte del loro tempo cercando di mettere insieme i soldi per scommettere, solitamente a Tor di Valle, e in altri ippodromi della penisola e a mettere a segno furberie e truffe di ogni genere, spesso ai danni di Manzotin, al secolo Rinaldi Otello, macellaio e nemico giurato dei tre protagonisti. Il personaggio che più di tutti ha fatto furore è quello di Mandrake, interpretato da un magistrale Gigi Proietti che, in preda alla “febbre da cavallo”, è uno spiantato che riesce a sbarcare il lunario principalmente facendosi mantenere dalla fidanzata Gabriella, proprietaria di un bar, che non digerisce affatto la passione ardente nutrita dal suo uomo per i cavalli.

Ester Trevisan