La guerra dei vespasiani

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Piazza di Spagna, piazza Santa Giovanni, piazza Santa Maria Liberatrice, largo di Villa Peretti, via XX settembre, via Carlo Felice, via Zanardelli, piazza dell'Esquilino, piazza Porta Maggiore, piazza Sonnino e piazza della Città Leonina. La mappa dei nuovi vespasiani di Roma sembra essere tracciata da tempo.

Stop a quei bagni scomodi, poco funzionali, sui quali duemila anni di età si sentono tutti e via libera invece ai nuovi impianti interrati, hi-tech, con tanto di distributore di bevande e punto informativo-espositivo in superficie, dove poter chiedere la cartina della città, comprare biglietti dei mezzi pubblici o qualche simpatico gadget da riportare a casa e magari regalare ai nipoti.

Il bando europeo pubblicato a fine novembre 2012 per l’affidamento della concessione della progettazione esecutiva, realizzazione e gestione economica e funzionale delle strutture di accoglienza turistiche integrate con servizi igienici pubblici scadrà il prossimo 28 gennaio. Una fondamentale opera pubblica, a detta dell’Amministrazione, ma anche un segno tangibile di civiltà e attenzione nei confronti dei turisti. Il tutto, ovviamente, a costo zero. Il costo, di un euro, sarà solo per gli utenti, ogni volta che usufruiranno del nuovo servizio. Un “dazio” che cittadini e pendolari già pagano alla stazione Termini e che può anche essere sopportabile, considerata la “somma urgenza”. La battaglia sulla privatizzazione dei bagni, però, non si focalizza sul “prezzo” di ogni singolo bisogno fisiologico.

La guerra del vespasiano si gioca, infatti, soprattutto sulle “strutture di accoglienza turistiche” che dovrebbero essere realizzate insieme ai servizi igienici. «Alemanno annulli in autotutela il bando – tuona Matteo Costantini, candidato alla presidenza del I Municipio con la lista civica “Uniti per il Centro Storico” – in caso contrario saremo costretti a impugnarlo davanti al Tar». Costantini punta il dito contro il progetto del Comune di offrire a privati la realizzazione di chioschi per il commercio di gadget e souvenir in diverse aree di pregio. «Non si avverte la necessità di nuovi punti vendita su un’area tutelata come quella di piazza di Spagna – continua – quando il centro è già pieno di bar e negozi di souvenir. E’ una questione di rispetto per la città e i suoi monumenti». Verrebbe da dire anche per i cittadini e gli esercenti, questi ultimi preoccupati di un’ulteriore contrazione degli affari. Le associazioni di residenti “Piazza di Spagna” e “Vivere Trastevere”, “Botteghe storiche”, “Italia nostra” e il sindacato UilTucs hanno già sposato la causa di Costantini, che propone invece la “trasformazione” delle edicole in veri e propri punti turistici informativi della città.

«Sarebbe il modo giusto – conclude – per salvare migliaia di posti di lavoro e, al tempo stesso, rendere un servizio utile alla capitale e ai turisti». «Non voglio entrare nel merito, perché nutro dubbi su tutti i progetti e le proposte che vengono partoriti in periodo di campagna elettorale – commenta Fabio Mina, presidente dell’associazione commercianti “Riprendiamoci la notte” – però credo che la città e il centro storico in particolare necessitino in primo luogo di un piano complessivo di riqualificazione e rivitalizzazione, e non di una o due azioni spot, slegate dal resto del contesto. Un progetto di sviluppo che sia concertato e condiviso con chi vive e chi opera sul territorio. Forse un’utopia, visto che non è mai stato fatto, da nessuna Amministrazione. Ma è quello di cui hanno bisogno i cittadini e i commercianti, che da troppo tempo sentono proclami, annunci e fantomatici progetti quando, alla resa dei conti, sono costretti a convivere con incertezza e precarietà».

Diego Cappelli

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