Omicidio Marfurt, svolta nelle indagini sul delitto

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Dopo circa tre mesi di ininterrotte indagini, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Frascati hanno fatto luce sull’omicidio di Paolo Marfurt, trovato cadavere la sera del 3 ottobre 2012 in via di Vigne di XXII Rubbia, periferia sud della Capitale.

Tre le persone finite in manette (un romano e due calabresi), raggiunte da un’ordinanza di applicazione di misura cautelare in carcere. Paolo Marfurt, 45 anni, trovò la morte dopo essere stato attinto da 5 colpi di arma da fuoco e fu ritrovato esanime ancora con il casco indossato accanto alla sua moto. L’operazione dei carabinieri, tuttora in corso con decine di perquisizioni, sta interessando la periferia sud della Capitale e l’area del crotonese.

La vittima è stata attirata in un agguato il 3 ottobre dell scorso anno a Vermicino. I sicari lo uccisero con cinque colpi di arma da fuoco: uno alla nuca, i restanti al torace. Tutti esplosi da una pistola calibro 7.65. Una vera e propria esecuzione premeditata, il cui movente, secondo gli elementi investigativi finora acquisiti, potrebbero essere dei contrasti tra la vittima e mandanti ed esecutori del delitto.

Sullo sfondo della vicenda un'agenzia di pratiche auto di Torre Angela dietro alla quale si celava un 'commercio' di veicoli ricettati e il riciclo di denaro di provenienza illecita. Marfurt collaborava con l'agenzia, gestita da due roma, M.M e G.F. Questi a loro volta era in rapporti d'affari con un calabrese, P.P., già noto alle forze dell'ordine per droga e armi. E proprio i dissapori sorti nell'ultimo periodo con quest'ultimo hanno determinato la "condanna a morte" di Marfut. Il suo "amico" titolare dell'agenzia lo ha attirato in un tranello: un appuntamento in una strada poco frequentata, interna ad alcuni terreni coltivati a vigna. Lì l'esecuzione a sangue freddo.

I tre arrestati dovranno rispondere di omicidio in concorso, aggravato dalla premeditazione. L'agenzia di pratiche auto è stata sequestrata, le ulteriori indagini dei carabinieri appureranno in che misura il tentativo della vittima di inserirsi nel giro d'affari abbia determinato la decisione della sua uccisione.