C’erano una volta i Parioli

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Il topos metropolitano che annoverava i Parioli tra i quartieri più chic ed esclusivi della capitale ha fatto il suo tempo, “sorpassato” dai tempi moderni, sprofondato nelle viscere di voragini che fagocitano, ogni giorno, una cospicua fetta di quella che un tempo costituiva, per eccellenza, l’invidiata residenza alto-borghese dell’high society romana.

Dov’è finita la spensieratezza con cui Dino Risi, trascorreva le sue giornate nel suo piccolo appartamento affacciato sulle voliere del Bioparco? Qui, in questo polmone verde, residenza privilegiata della Dolce vita, che ospitò Totò, il flash dei paparazzi nei ruggenti anni Sessanta, il celebre teatro, l’opera beat e le minigonne del Piper, in questa che fu da sempre l’arteria boriosa della romanità snob, crocevia di caffè e gelaterie, parterre domestico di politici e volti noti dello spettacolo, sembra che qualcosa sia cambiato.

Mentre il tram sferraglia lungo i binari superando l’alberato viale Parioli, piroettando verso piazza Ungheria per scivolare dentro viale Liegi, buche e croste lungo i marciapiedi offendono lo sguardo. La fermata di piazza Galeno è ostruita da un vistoso cantiere che impedisce il passaggio lungo il marciapiede costringendo i pedoni a marciare, per un breve tratto, a ridosso della carreggiata lungo viale Regina Margherita.

All’angolo di via dei Villini c’è un’edicola accartocciata e arrugginita in completo stato di abbandono. «È chiusa dal 1983» ricorda qualcuno. «Più volte abbiamo sollecitato gli uffici tecnici ad intervenire, ma ci hanno risposto che non hanno sufficiente denaro per rimuoverla. Qui vicino c’è una scuola, passano spesso ragazzi e questo piccolo ammasso di ferro potrebbe essere pericoloso» continua un cittadino. Una vera offesa alla bellezza architettonica dell’antistante Villino Ximenes abbellito di stilemi tipici del liberty siciliano.

Proseguendo lungo via Antonio Musa, una profonda voragine occupa l’esatto centro della strada. «Abbiamo cercato di impedire che ciò si verificasse. Già prima dell’estate sul manto stradale si erano create delle crepe ed abbiamo avvisato gli uffici competenti, ma non abbiamo avuto alcuna risposta » dichiara un residente. Tuttavia questa non è l’unica battaglia condotta dai cittadini del Municipio III. «Da circa 15 anni lottiamo per poter avere libero accesso al marciapiede di via Spallanzani e via Siracusa verso piazza Salerno. Qui si creano continue crepe per via delle macchine che parcheggiano e gravano sul marciapiede» dice un cittadino. Gli uffici tecnici sono intervenuti con “toppe” di asfalto piuttosto che con un intervento definitivo.

Eppure nel budget stanziato per il rifacimento dell’altro marciapiede, dalla parte opposta della via, erano inclusi i lavori di risistemazione di tutto il passaggio pedonale. Alla fine l’intervento si è bloccato a causa di un semaforo di competenza di Acea. Insomma, nella grande querelle relativa alle competenze, nella vexata quaestio che coinvolge le strade del quartiere, l’elegante suola della raffinata scarpa pariolina cede lentamente, inghiottita da terra e pioggia, soccombendo nella battaglia contro gli involgariti tempi moderni.

Samantha De Martin 

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