Ariccia, Cianfanelli di nuovo sindaco

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Dieci mesi ci sono voluti per chiudere definitivamente la questione della validità o meno della elezioni amministrative di Ariccia, che nel 2011 decretarono per la seconda volta la vittoria del sindaco Emilio Cianfanelli, al ballottaggio con lo sfidante terzopolista Roberto Di Felice.

Sabato scorso la sentenza del Consiglio di Stato, successiva all’udienza del 14 dicembre, ha rimesso primo cittadino e consiglieri al proprio posto. Lo stop era sopraggiunto il 19 marzo scorso, quando il Tar accolse i ricorsi elettorali dello stesso Di Felice ed altri in merito a una serie di anomalie che si sarebbero verificate durante le operazioni di voto. Da allora tutti a casa, e a prendere le redini della Città del Ponte fu il Commissario prefettizio Enza Caporale.

Il sindaco non ha mai smesso di allontanare da sé qualsiasi accusa di brogli elettorali, e ora il Consiglio di Stato gli ha dato ragione. Una sentenza corposa, che analizza punto per punto i vari fatti contestati e accolti in primo grado, tra schede mancanti, firme non autentiche, voti assistiti e nomine non documentate, che stando alle ulteriori verificazioni disposte dal collegio giudicante, sono risultati infondati.

«Non abbiamo mai smesso di lavorare – ha dichiarato Cianfanelli ieri in conferenza stampa – e siamo pronti a ripartire. C’è stato un accanimento senza precedenti contro di me che spero non si ripeta, volto unicamente a ribaltare in ogni modo e con ogni mezzo il risultato elettorale. Fortunatamente non ci sono stati grandi ripercussioni sulla comunità grazie a una struttura comunale solida, che ha continuato a portare avanti progetti importanti per la città e iter gravosi, tra cui Ace e Panorama».

Ma il faro del Cianfanelli bis è l’ospedale dei Castelli. «Da oggi riprendo la presidenza del Collegio di vigilanza e ricominciamo a lavorare affinché i Castelli romani abbiano quella risposta sanitaria d’eccellenza cui hanno diritto». «Ingiustizia è stata fatta – è il commento di Roberto Di Felice. In un caso analogo, avvenuto nel comune di Casa Marciano in provincia di Napoli, il collegio composto da cinque membri, di cui tre facenti parte dello stesso collegio che doveva decidere sul nostro caso, ha deciso in modo opposto».

Michela Emili