Vittime della strada: maglia nera alla Cristoforo Colombo

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Troppo traffico, troppi incidenti e troppi morti sulle strade della capitale. E dalle cronache degli ultimi giorni la tendenza non sembra invertirsi in questo inizio 2013: l’ultima vittima è un pedone investito sulla circonvallazione Clodia lo scorso 18 gennaio, appena un giorno prima c’è stato un incidente mortale sul raccordo, prima ancora a Tor Sapienza, e il 13 gennaio a perdere la vita sul Lungotevere è stato un pedone di 26 anni.

Le strade più pericolose della capitale, stando agli ultimi dati, quelli del primo semestre 2012, sono le consolari. Cinque davanti a tutte: tra Prenestina, Cassia, Tiburtina, Collatina e Cristoforo Colombo un totale di 1261 incidenti, 820 feriti e 15 morti. Una vera e propria classifica delle strade killer, dei cosiddetti “blackpoint”, quella stilata dal Codici.

La strada più pericolosa è la Cristoforo Colombo, con due morti e con il maggior numero di incidenti, 345, e feriti, 257. A seguire la Prenestina, con 322 incidenti, 204 feriti e ben 4 vittime. Tre i morti sulla Tiburtina, sulla Collatina e sulla Cassia, che conta 190 incidenti. Da non sottovalutare la pericolosità della Salaria, con 153 incidenti e 94 feriti e soprattutto di viale del Foro Italico che, nonostante la sua brevità, conta due vittime e 72 incidenti.

Neanche i pedoni se la passano bene: da dicembre 2012 a oggi ci sono ben 4 vittime, mentre l’Aivis (Associazione Italiana Vittime e Infortuni della Strada) conta ogni anno circa 600 pedoni travolti in tutta Italia. In via Ciamarra, a Cinecittà Est, i residenti denunciano una vera e propria emergenza pedoni negli ultimi mesi: molti quelli investiti, una donna è anche morta.

«Anche se c’è una leggera diminuzione, gli incidenti restano comunque troppi. Da tempo abbiamo avviato un osservatorio per rilevare i blackpoint, in modo da indirizzare la pubblica amministrazione ad agire. – spiega il segretario generale del Codici Ivano Giacomelli – Roma non ha un piano del traffico, e nel corso del tempo si è attuata la politica di ridurre la velocità dei veicoli, per cui in 200 metri hai tre semafori spesso neanche coordinati tra loro. Ma così si crea traffico, è la concentrazione di auto che aumenta l’esposizione al rischio, infatti i dati ci dicono che la maggior parte degli incidenti avviene sulle consolari all’interno di Roma, dove la velocità è più contenuta». Lui auspica un’altra città, con grandi consolari di scorrimento, libere da incroci e semafori, e attraversamenti pedonali indipendenti da quello stradale.

Le pecche sulla manutenzione fanno il resto: «Ci vorrebbe una manutenzione continua, tempestiva, è normale che una crepa alla prima pioggia diventi voragine». In aula Giulio Cesare è particolarmente battagliero sulla questione il consigliere Pd Dario Nanni, che ha presentato una proposta di delibera: un organismo di costante monitoraggio degli incidenti stradali, interventi sulla segnaletica, dissuasori di velocità, interventi particolari mirati a ciclisti e pedoni. «E’ un problema con cui ci dobbiamo confrontare, anche se c’è stata una piccola diminuzione non ci si può accontentare. – dice – A Roma molte strade sono pericolose, c’è scarsa manutenzione. E, soprattutto, bisogna pensare ai pedoni e ai ciclisti».

Intanto, recentemente, il governo ha prorogato ancora una volta e tra le polemiche l’emergenza traffico, che va avanti dal 2006, conferendo i poteri speciali al sindaco Alemanno. Poteri di agire in deroga alle leggi esistenti che il sindaco non deve aver sfruttato bene, se si pensa che ben poco è cambiato in questi ultimi 4 anni sulle strade romane. «I risultati ottenuti, è sotto gli occhi di tutti, non sono quelli sperati», è il commento di Dario Nanni. Mentre il segretario del Codici Giacomelli parla di una città che si è arresa all’emergenza e di una vera e propria ferita alla democrazia: «Se ci aggiungiamo il fatto che nonostante tali deroghe non si riesca a intervenire, vuol dire che c’è un problema di lobby e di interessi che prevalgono sull’interesse pubblico. Si punta a piani che minimazzino le spese e massimizzano i guadagni per il privato, il tutto con l’aiuto della politica».

Davide Lombardi