Rifiuti nei cementifici

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Evitare l'emergenza e le multe dell'Ue in tutti i modi possibili, costi quel che costi. Parola del ministro Clini, che dopo aver autorizzato a trattare l'immondizia capitolina negli impianti della provincia, si accinge ora a far approvare quello che è considerato da tutti il piano B: l’ingresso dei rifiuti nei cementifici.

Si tratta nello specifico dello "schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell'utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell'autorizzazione integrata ambientale". Ottenuto il parere favorevole da tutti i partiti nella 13^ commissione "Territorio, ambiente, beni ambientali" del Senato, il provvedimento sarà discusso l’11 febbraio. Uno stratagemma per aggirare l'opposizione tenace dei movimenti alla costruzione di nuovi inceneritori ed incentivare e diffondere la combustione di rifiuti su tutto il territorio nazionale.

Per l'Aitec (associazione dei cementieri) e il ministro Clini si tratta di un'operazione «altamente ecologica perché sostituisce energie alternative a energie da combustibili fossili». In sostanza gli scarti non dovranno più essere smaltiti a costi elevati in discariche speciali, ma inglobati pari pari nei cementi. Per i comitati di lotta nazionale, d'altra parte, si tratta di «una volgare e cinica operazione di convenienza economica visti i costi internazionali dei combustibili».

Sul web è già partita la mobilitazione per i giorni 8 e 9 febbraio davanti a palazzo Chigi. E tra i gruppi dei cittadini provenienti dai 59 cedimentifici presenti in tutta Italia potrebbero esserci anche i residenti di Colleferro e Guidonia, dove sono già stati presentati due progetti per la modifica degli impianti industriali.

Suscita particolare attenzione il progetto dell'Italcementi del centro industriale casilino che prevede la realizzazione di due linee di incenerimento rifiuti, la prima con “fanghi biologici essiccati provenienti dal trattamento delle acque reflue”, la seconda con “pneumatici fuori uso” e “fluff” ovvero plastica frantumata. La commissione Ambiente in Comune ha già detto no all'intero pacchetto del progetto, ma spetterà al Consiglio, riunito in assise martedì prossimo 5 febbraio, la decisione finale. Opposizione e maggioranza sono contrarie, ma c'è chi ha proposto un'apertura allo smaltimento dei fanghi. «Diremo no – chiarisce il vicesindaco Giorgio Salvitti. Colleferro non può sopportare altri carichi ambientali».

Sembra invece favorevole l’Amministrazione di Guidonia al progetto della Buzzi Unicem. Ma qui la questione è diversa: come spiega lo stesso sindaco non verrà bruciato alcun rifiuto. «In nessun modo la Buzzi Unicem sta per essere autorizzata a bruciare rifiuti o ecoballe come qualcuno impropriamente continua a definirle; – spiega in una nota il sindaco di Guidonia Montecelio, Eligio Rubeis. L’ampliamento richiesto da Buzzi Unicem sull’utilizzo dei materiali è fatto routinario, e non comporta alcun processo di combustione: quei materiali non verranno bruciati. Infine, nessun adeguamento degli altiforni è oggetto di richieste di autorizzazione agli Enti competenti, Regione Lazio e Provincia di Roma, da parte dell’azienda. Questo voglio affermarlo con la chiarezza necessaria a fermare qualsiasi speculazione».

In sostanza il progetto in fase autorizzatoria prevede l'uso di rifiuti non pericolosi nei processi di macinazione del cemento, quali sostituti della pozzolana naturale da miscelare con clinker e gesso. Rassicurazioni che non convincono però i cittadini, che ieri erano già sul piede di guerra di fronte alla rischiesta affissa all’albo pretorio. «Il nostro timore – dice Emiliano, un residente – è che qui possano entrare altri tipi di rifiuti e che in virtù dell’emergenza ci possano chiedere anche di bruciarli. E’ inammissibile». La battaglia è solo agli inizi.

Carmine Seta

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