Assalto all’Agro Romano

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Vestiti da fantasmi hanno protestato ieri mattina, sotto la sede dell’Arsial, per denunciare le recenti alienazioni di terreni pubblici realizzate dall’Arsial (su cui è in corso un’inchiesta), per dire “basta” alla svendita del patrimonio pubblico e per chiedere alla Regione Lazio un bando per l'assegnazione dei terreni inutilizzati.

I giovani agricoltori, aderenti a diverse cooperative, attraverso striscioni come “Terre pubbliche ai nuovi agricoltori”, “Stop alla svendita del patrimonio pubblico” e “Acquirenti fantasma” hanno sostato davanti all’ingresso dell’ente all'ingresso dell'Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione dell'agricoltura del Lazio denunciando lo stato di abbandono in cui versano e soprattutto il rischio di forte speculazione su un patrimonio di grande interesse ambientale. Sul quale si staglia minaccioso l’incubo di una vera e propria razzia, resa necessaria da un sensibile quanto poco giustificabile aumento delle cubature, che estenderà la cementificazione dai 65 milioni di metri cubi originariamente previsti col governo Veltroni agli oltre 100 milioni licenziati dal duo Alemanno-Polverini.

C’è il pericolo di ulteriore erosione dei terreni dell’Agro romano, che continua a convivere con i rischi legati ai progetti del Gra bis o della Nuova Pontina, ma anche quello di privare la Capitale di alcuni dei suoi più noti polmoni verdi per “merito” della altrettanto famose 64 delibere del cemento varate dall’attuale Amministrazione capitolina, pronta alla colata di cemento in nome dell’housing sociale o di accordi di “compensazione” con i vari costruttori. Per Nicola Zingaretti, invece, l'obiettivo deve essere proprio quello introdurre «un nuovo modello di sviluppo» che «punti sul territorio come risorsa primaria anche dal punto di vista economico».

Prioritarie, in quest'ottica, l'approvazione del Ptpr (Piano territoriale paesistico regionale) per garantire la salvaguardia dell'Agro romano e la realizzazione di un testo unico per il rinnovo e la semplificazione della attuale Babele di leggi regionali in materia di urbanistica. Se l’accesso alla terra pubblica e il ritorno all'agricoltura urbana sono temi portati al centro del dibattito politico dalle cooperative e dalle associazioni agricole, l’ex presidente della Provincia è pronto a raccogliere la sfida: la proposta è quella di «dare in gestione a una nuova generazione di giovani agricoltori la stragrande maggioranza delle terre agricole pubbliche» e di «riqualificare gli spazi urbani esistenti».

«Il patrimonio di terre pubbliche della Regione Lazio rappresenta una risorsa importante per la valorizzazione dell’agricoltura – dichiarano in una nota Gianluca Peciola, responsabile Welfare di Sel Area Metropolitana di Roma e Gino De Paolis, candidato di Sel alla Regione Lazio – e allo stesso tempo per creare welfare e lavoro. In un Paese in cui solo poco più del 3% è occupato nel settore, tornare a sostenere e incentivare l’agricoltura sostenibile significa anche creare nuove opportunità di lavoro». 

Diego Cappelli

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