L’ombra di Coca Cola su Acqua Marcia

0
31

Acqua Marcia e Coca Cola, intrecci e polemiche. Voci insistenti, infatti, parlano di un forte interessamento della multinazionale americana per la storica società immobiliare capitolina, posta in liquidazione a metà gennaio.

L'assemblea dei soci di Acqua Marcia aveva infatti approvato all'unanimità la proposta del Consiglio di amministrazione di deliberare lo scioglimento ed aveva provveduto alla nomina del collegio dei liquidatori. «Questa decisione – sosteneva una nota – rappresenta un'importante tappa del percorso di ristrutturazione che il Gruppo ha intrapreso in questi ultimi mesi e che culminerà nella presentazione del piano concordatario nei termini indicati dal Tribunale di Roma».

Ma le “mosse” di Coca Cola non sono chiare a molti, a cominciare dai lavoratori (una quarantina circa) dello stabilimento abruzzese di Oricola che hanno sfilato a Roma sabato scorso ai piedi del Colosseo: lo sciopero è scattato dopo l’incontro in Confindustria all’Aquila, il 28 gennaio scorso, che prelude a un possibile accordo tra l’azienda e Cisl e Uil sulla mobilità degli addetti della logistica.

«Stanno per firmare un’intesa che non risolve il problema dei licenziamenti e genera soltanto precarietà per decine di dipendenti», ha detto durante il sit-in Giancarlo Desiderati, segretario provinciale della Flaica Cub Roma. «La Coca Cola si è detta disponibile alle esternalizzazioni in cooperative, al ricollocamento in altre aziende o eventualmente all’esodo incentivato se i dipendenti accetteranno di farsi mettere alla porta – ha aggiunto Desiderati –. La multinazionale di Atlanta, che ha fatturati alle stelle, in realtà vuole soltanto risparmiare danaro sul contributo di ingresso all’Inps per le mobilità, che è di circa sei mensilità, ma si riduce della metà in caso di accordo con le sigle dei lavoratori ». Insomma da una parte Coca Cola acquisirebbe e dall'altra, intanto, dismette.

«La multinazionale – ha aggiunto Sandro Medici, presidente del Municipio X – si abbevera gratuitamente alla fonte dell'acqua di Roma, la stessa che invece i cittadini continuano a pagare con sovrapprezzi illeciti, come stabilito anche dal Consiglio di Stato».

Tiziano Pompili