Alla stazione Aurelia una corsa ogni ora

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Tra i tanti costosi catafalchi ereditati a Roma dai mondiali di calcio del 1990 c’è la stazione Aurelia, la prima fermata urbana per chi arriva seguendo la linea tirrenica e inferno quotidiano per gli utenti della linea regionale FR5.

Nelle intenzioni originali il grande piazzale che accoglie il visitatore doveva diventare un capolinea dei bus extraurbani, poi si è preferito collocarlo a piazza dei Giureconsulti, in una zona già congestionata ma meglio collegata alla rete dei trasporti pubblici, dando vita all’ennesimo paradosso cittadino. Attualmente è usato dai bus turistici che qui ritirano il loro contrassegno d’accesso alla città, invece di fermarsi e lasciar salire i passeggeri su un treno diretto verso il centro di Roma. In media un treno l’ora si ferma in uno dei binari, la maggior parte diretti o provenienti da Civitavecchia.

Pochi per Gaetano, che viene dalla zona di Malagrotta, parcheggia la sua auto e spera che il treno che lo deve trasportare al lavoro vicino piazzale Ostiense sia puntuale, in modo da non perdere l’autobus che gli evita la lunga salita. «E’ ridicolo, questa stazione potrebbe risolvere molti problemi per noi pendolari, oltretutto c’è l’ospedale qui davanti, invece lasciano un servizio minimo e l’Aurelia a intasarsi».

Susanna, appena uscita dal bar recentemente riaperto da coraggiosi giovani imprenditori con vista sui binari, ne fa un discorso economico: «Mi costa molto meno prendere il treno che usare la macchina, ma ci sono volte in cui, per colpa del traffico, arrivo tardi e devo stare un’ora ferma a consumare benzina invece di poter leggere il giornale e arrivare in dieci minuti a Termini». C’è anche una suora, studentessa della vicina università privata, cambogiana ma residente sull’Appia: «Basterebbe che tutti i treni o almeno uno in più all’ora si fermassero qui per offrire un servizio più efficiente, con costi nulli». Già, i costi. In questa stazione non si possono comprare i biglietti, c’è un chiosco ma si occupa solo dei citati torpedoni, c’è il bar, ma non è sempre aperto o fornito, dato che spesso qui giungono grandi comitive di turisti provenienti dal vicino campeggio.

Il degrado è generalmente diffuso, il sottopassaggio non è migliore di quello di corso Italia e le scritte sbiadite decorano gli spazi che sembrano scenari di film post-apocalittici. Passa un treno, non si ferma, una voce gracchiante avvisa che il treno proveniente da Civitavecchia porta un ritardo di dieci minuti.

F.E.