San Basilio, maxi blitz al mercato dello spaccio

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Ci sono voluti più di 100 carabinieri del comando provinciale di Roma, con il supporto di un elicottero dell’elinucleo di Pratica di Mare e di unità cinofile di Ponte Galeria, per “liberare” San Basilio, dopo oltre un anno di indagini, da un sodalizio criminale che aveva trasformato le strade del quartiere in un mercato permanente della cocaina.

Il gruppo, organizzato gerarchicamente e con ruoli ben definiti ma allo stesso tempo interscambiabili, operava 12 ore al giorno, dalle 14 fino a notte fonda, sette giorni su sette, con dinamiche sperimentate e ben consolidate finalizzate a eludere il controllo delle forze dell’ordine. I due capi della gang avevano previsto tutto nei minimi dettagli, dalla pulizia della piazza dello spaccio a inizio turno, al briefing prima dell’inizio attività, ai turni di riposo settimanale dei sottoposti, ai pasti veicolati sul posto di lavoro al fine di non interrompere lo spaccio sino all’assistenza legale ed economica agli associati colpiti da provvedimenti cautelari.

Ogni giorno, presso tutte le strade di accesso venivano posizionate le “vedette”, pagate mille euro al mese per 6 ore di lavoro, che avevano il compito di avvisare con parole convenzionali l’arrivo o l’allontanamento delle pattuglie delle forze di polizia: bastava un urlo, una frase, e tutto il gruppo interrompeva in pochi secondi le attività, che riprendevano con le sirene a distanza di sicurezza.

Lo spaccio vero e proprio veniva invece realizzato nelle zone comprese tra via Montegiorgio, via Corinaldo e via Pievebovigliana, nei lotti di edilizia popolare contrassegnati dai numeri 48, 49, 50. Anche in questo caso le metodologie erano ben consolidate: il pusher non portava la droga con sè, ma la teneva nascosta in buche e anfratti ricavati all’interno dei campi e nelle palazzine del quartiere. Sul luogo, inoltre, veniva acceso il fuoco in un bidone, che serviva a distruggere lo stupefacente in caso di imprevisti controlli delle forze dell’ordine. I pusher operavano per quantità: c’era chi era deputato allo spaccio dei quantitativi maggiori da 5 grammi, detti “mani”, e chi ai quantitativi minori da 0,4 grammi, detti “pezzi”.

I “numeri” parlano di 130 dosi medie giornaliere piazzate ai clienti (50mila nell’intero periodo), e di un incasso medio giornaliero di 5mila 400 euro (pari a circa 2 milioni di euro annui): un’attività di spaccio talmente frequente e sistematica da indurre l’autorità giudicante a paragonare la fila dei clienti fermi in attesa della loro dose a quella degli automobilisti in coda presso un distributore di carburante.

L’indagine denominata “Ombre”, partita nel maggio 2011 dopo alcuni arresti su piazza, ha avuto il suo “picco” il 24 aprile 2012, quando i militari della stazione locale sono riusciti a trovare e sequestrare, sotterrati in un campo, circa 1700 dosi di cocaina già pronte per lo spaccio e 16mila euro in contanti. Dei 53 arresti eseguiti in totale dall’inizio dell’operazione, 18 sono avvenuti ieri mattina contestualmente alle perquisizioni effettuate presso le abitazioni di proprietà o nella disponibilità degli indagati, che hanno portato al sequestro di 11 mezzi tra auto e motocicli, di valore incompatibile con le dichiarazioni dei redditi presentate dagli arrestati, quasi tutti disoccupati. «Un risultato importante – ha commentato il sindaco Gianni Alemanno – perchè in questo quartiere c'era necessità di un intervento di questo genere: Roma non può essere territorio di nessuna forma di criminalità».

Diego Cappelli

 

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