Caso Stormfront, «Un’ammissione di colpa, legami inquietanti con CasaPound»

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«Due su tre: tutto sommato possiamo ritenerci soddisfatti». Vittorio Pavoncello, consigliere dell'Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane), usa il gergo calcistico per commentare la notizia del rinvio a giudizio con rito abbreviato deciso dal gup Castaldo per i quattro imputati del caso Stormfront.

In caso di condanna, il rito abbreviato potrebbe scontare di un terzo la pena inflitta a Scarpino, Masi, Ciampagnia e Viola. Non suona un po' come una sconfitta?
Soltanto in minima parte, perché il rito abbreviato, che corrisponde a un'ammissione di colpevolezza, garantisce la certezza della pena e la rapidità del processo. L'aspetto secondo me più inquietante di questa faccenda è che, da quanto ho appreso leggendo alcuni organi di stampa, uno degli imputati sarebbe legato a CasaPound, cioè un partito che si candida alle elezioni contravvenendo alla legge Mancino che vieta ogni discriminazione razziale.

Riccardo Pacifici può costituirsi parte civile nel processo. Una vittoria per la comunità ebraica.
Si trattava di un atto dovuto da parte del giudice perché è indiscutibile che su quel sito siano state pubblicate vere e proprie liste di proscrizione.

Daniele Scarpino, uno dei quattro imputati, durante l'udienza ha dichiarato di non aver mai fatto propaganda ma di aver solo condiviso le sue idee. Oltre il danno pure la beffa.
Scarpino è giovane e credo che, nonostante sia stato ben istruito, davanti al giudice abbia tentato di fare marcia indietro perché ha paura. Stormfront è un'inequivocabile istigazione alla violenza e, di fronte alla prospettiva di finire in carcere, questo ragazzo ha mostrato la sua parte fatta di carne e ossa, lasciando indietro l'immagine di uomo duro e puro. E' un atteggiamento umanamente comprensibile.

est